Domus Dei

Chi non ha mai visto almeno una volta la statua equestre di Marco Aurelio in Piazza del Campidoglio? Com’è ormai noto la statua che milioni di turisti ogni anno osservano nella piazza michelangiolesca è una splendida copia dell’originale romano, conservato all’interno dei Musei Capitolini. La realizzazione di una copia di tale fattura necessita di grandi competenze, ma anche di strutture e materiali di elevata qualità che solo poche aziende possono garantire nel nostro Paese. Riferendoci ad un settore molto specialistico del comparto industriale italiano, anche imprese simbolo dell’eccellenza italiana nel mondo vivono però giorni di forte apprensione. É il caso della Domus Dei, storica azienda laziale entrata in sofferenza, come molte medie imprese nazionali, a causa di una sensibile contrazione del mercato legato alla produzione di oggetti di arte sacra, di design, di grandi opere.

Viene da chiedersi come mai un’impresa in grado di coniugare la tradizione artigiana con le più avanzate tecniche di lavorazione corra il rischio di scomparire, vanificando quindi il lavoro e la collaborazione di specialisti tra i più validi del settore. Alla perdita di materiale umano si aggiungerebbe poi quella dei macchinari, dei locali, delle strumentazioni messe a disposizione della manodopera specializzata, per non parlare, infine, della perdita immateriale che comporterebbe la chiusura di una struttura simile, una perdita difficilmente quantificabile in termini economici, ma senz’altro enorme in termini culturali.

Possiamo quindi permetterci di dilapidare un patrimonio di conoscenze tecniche e di “saper fare”, o per dirlo alla maniera anglosassone di “know-how”, così altamente specializzato?

La risposta è, ovviamente, più retorica della domanda stessa, in una società divorata da un dilagante opinionismo e nel quale il lavoro artigiano sta lentamente scomparendo, proprio la sparizione di realtà di questo tipo costituirebbe una perdita ancor più grave e significativa.

Viviamo in un territorio che ha sempre fatto delle piccole eccellenze locali un volano per l’economia, nonché un manifesto ideologico e un vanto.

Un’azienda come la Domus Dei, caratterizzata da lavori di altissima qualità, e che oltre al Marco Aurelio può annoverare  capolavori come la “Maestà” per il Duomo di Orvieto,  il “Carabiniere a cavallo” per l’Arma dei Carabinieri a Roma, vanta inoltre ateliers nei quali si realizzano opere in molteplici tecniche artistiche di antica tradizione. La lavorazione del vetro soffiato, la composizione di preziosi mosaici piuttosto che la fusione di statue in bronzo con la tecnica della cera persa, sono testimonianze dello straordinario eclettismo dell’azienda. A questo quadro vanno poi aggiunte le nuove tecniche di lavorazione sviluppatesi dagli studi sui nuovi materiali da impiegare, e una solida attività di restauro di opere d’arte.

Il caso della Domus Dei è emblematico di un paese come l’Italia nel quale la cultura è relegata a ruoli secondari, per i quali non vi sono attenzioni e cure. É invece ora di tornare a valorizzare ed investire nelle nostre eccellenze, così da salvaguardare il nostro patrimonio culturale e rinnovarlo in vista di sfide future.

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