tra Passato e Presente …

A Roma, differentemente da quanto è avvenuto in tutte le altre città italiane, il rapporto tra l’allocazione delle attività artigiane e la Città ha avuto una storia del tutto singolare.

Il cardinale Pietro Bembo (1470-1547) descrisse Roma come “cloaca piena degli uomini peggiori”. Negli anni della controriforma iniziarono grandi trasformazioni urbane che vedranno una nuova immagine di Roma voluta da papa Sisto V (1585-1590).

Nel 1582 sulla Ripa Grande, appena entro Porta Portese, sorse il primo nucleo del “San Michele” per combattere accattonaggio, prostituzione e malavita. Nacque come ristretto per delinquenti e prostitute, ospizio per vecchi, zitelle, orfani e per scopo educativo con  scuole di arti liberali, mestieri e manifatture di eccellenza.

Nel 1862 all’amministrazione ecclesiastica subentrò quella comunale e fino agli anni ‘60 del 1900 nel San Michele restarono molte attività artigianali. Oggi il Complesso del San Michele è sede del Ministero dei Beni Culturali e le botteghe, restaurate per essere riaperte come tali, sono rimaste chiuse.

Tracce del sistema produttivo della città passata, sono rinvenibili nella toponomastica.

A partire dalla pianta di G.B. Nolli del 1748 una descrizione puntuale e censuaria della città di Roma rivela quale fosse la dislocazione di varie attività. In quel tempo a Roma vivevano circa 160.000 abitanti, tutti concentrati nell’attuale “Tridente”.

Le trasformazioni urbane attuate dal periodo Napoleonico al 1870 (Roma Capitale), portarono gli abitanti a circa 200.000 ed iniziò allora un assalto della speculazione edilizia che non ebbe uguali in nessuna altra capitale Europea.

Fu smembrato e sfondato molta parte del tessuto medioevale della città e molte attività artigianali furono trasferite nella periferia, così pure accadde a vigneti frutteti ed orti che  erano dentro il perimetro delle mura Aureliane. Tutto ciò che non era crescita edilizia finì fuori, a ridosso della cinta muraria o nel territorio del circondario, localizzandosi in aree ben definite e spesso per funzioni.

La prepotente speculazione edilizia, che dalla fine del XIX° sec. ha disegnato Roma, determinò le sorti delle maestranze artigiane, che formatasi al servizio della committenza  ecclesiastica e nobiliare, furono man mano con il crescere delle funzioni terziarie dell’economia della città, respinte fuori di essa.

È nel territorio urbano ed extraurbano della città che, da dopo l’unità d’Italia, si ritrovano gli elementi che hanno caratterizzano a Roma lo sviluppo dell’artigianato e di quello artistico in particolare. Emblematica è la storia dell’Istituto di San Michele a Ripa Grande.

Nel 1926 fu bandito un concorso dal Governo Nazionale per la realizzazione del “Quartiere dell’Artigianato” a Testaccio, vinto dal gruppo Aschieri – De Renzi e rimasto irrealizzato. Il “Quartiere”, recitava il bando, doveva contenere: “…un centro in cui si esprimano, per così dire, sintetizzati, gli scopi dell’iniziativa e cioè un centro corporativistico, turistico, commerciale in cui abbiano sede sale di esposizione permanenti, di vendita, uffici di segreteria per l’organizzazione commerciale, ecc.”

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