Rilanciamo la Capitale con il “Made in Rome”

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Il fango gettato sui marmi antichi della Capitale, con la violenza tipica dei sistemi corrotti e inefficienti, rischia di soffocare le bellezze e le peculiarità di una città dalle potenzialità enormi.

Eppure, l’immagine di una Roma sonnolenta e pigra, matrona tenutaria del lupanare italico, così rimarcata negli anni e ultimamente esacerbata dal connubio con gli scandali di Mafia Capitale, non rispecchia completamente la realtà.

In poche parole, non è tutto maleodorante stallatico, anche se, ricordando Fabrizio De André, “dal letame nascono i fior”.

Chi vive e lavora in questa città, infatti, sa bene che, affianco a questo mondo spregevole, peraltro riconducibile ai grandi partiti che hanno governato in questi anni dal sommo colle Capitolino, esiste la vera Roma, quella industriosa e produttiva, in termini di qualità.

Si tratta del ricchissimo e variegato contesto degli artigiani romani che, in vari campi, producono, da una vita, eccellenze ammirate in tutto il mondo.

Realtà di antica tradizione, in cui il mestiere viene tramandato di generazione in generazione e incastonato sulle facciate dei palazzi con vie dal nome indicativo delle arti lì lavorate nel tempo.

Quale altra città al mondo ha un centro storico screziato di strade dai nomi quali Via dei Giubbonari, Via dei Sediari, Via dei Cestari, Via dei Leutari e Via dei Vascellari, giusto per fare alcuni esempi?

In particolare, per comprendere di quale diversificata ed estesa tangibilità si sta parlando, si pensi ai settori della sartoria, dell’oreficeria, del design, dell’arte cosmatesca e della buona cucina.

Si prenda, come caso, l’arte sartoriale.

E’ noto a tutti come Roma sia tra le città simbolo del bel e ben vestire.

L’Alta Moda è nata a Roma, grazie all’operato delle Sorelle Fontana, e la qualità dei maestri sartori capitolini è ancora oggi eccelsa, nonostante la crisi economica e di stile che ha investito tutti i campi.

Che si parli più specificamente di haute couture ovvero della qualità nella realizzazione di un bespoke o di una scarpa su misura, Roma, insieme a poche altre città al mondo, offre l’ideale per gentildonne e gentiluomini.

Per non parlare dell’oreficeria. Roma si pregia di essere l’invidiabile sfondo delle tante botteghe di orafi, gioiellieri, argentieri.

Un’autentica esposizione di bellezza artigiana, perfettamente incastonata, da secoli, nella Grande Bellezza, esaltata qualche anno fa dalla mostra intitolata “Oro di Roma”, tenutasi in più edizioni ai Musei Capitolini.

Di esempi di quello che dovrebbe essere promosso come un autentico marchio di rilievo internazionale, il “Made in Rome” (con il nome della Capitale eventualmente in italiano-latino), se ne possono fare tanti.

A molti questa realtà è nota, ma è opportuno ricordarne la rilevanza, perché chi sarà chiamato ad amministrare la città, se e quando si terranno le elezioni, si presume nel 2016, dovrà concentrarsi sul rilancio dell’economia cittadina, che non è soltanto industriale, terziaria e agricola, ma è soprattutto artigianale ed artistica.

Per farlo, però, serve una iniziativa di largo respiro, che unisca tutte le forze sparse nel grande territorio urbano, creando un autentico “Roman Style District”.

Sarebbe il primo vero passo verso un sistema di promozione e sviluppo del Made in Rome, all’interno di un progetto straordinario, che troverebbe come location ideale il grande spazio inutilizzato della vecchia Fiera di Roma.

La struttura è sita sulla strategica Via Cristoforo Colombo, a due passi dal Centro storico e dall’Eur, quest’ultimo importante distretto finanziario dove il Gruppo Fendi si è trasferito riqualificando il monumentale Palazzo della Civiltà Italiana.

Convogliare lì le varie anime della qualità capitolina, partendo da sartoria, moda, oreficeria, gioielleria, architettura, design e buona cucina, attraverso l’utilizzo, a livello tematico, dei padiglioni con laboratori, scuole di formazione, centri espositivi e sperimentali, spazi per lo shopping: questo sarebbe un vero rilancio per Roma ossia il passo concreto per la creazione di un marchio di eccellenza da presentare come punto di riferimento internazionale.

E’ indispensabile che il progetto preveda il coinvolgimento diretto di operatori, imprenditori, artigiani ed esperti dei settori interessati.

I protagonisti, infatti, non possono che essere coloro che creano e investono, mentre il settore pubblico, per una volta, si deve mettere a servizio degli stessi, perché per noi liberali è il privato che rende meglio, ma deve essere messo nelle condizioni di poter lavorare in maniera efficace ed efficiente.

Forse, progettando ed implementando con le opportune sinergie, attraverso questa iniziativa, potremmo avere l’ardire di confutare il verso bellissimo di De André e affermare che a Roma, ebbene sì!, “dai diamanti nascono i fior”.

di Massimiliano Giannocco 

articolo pubblicato su Rivoluzione Liberale e ripreso su Capitale X Roma

2 comments for “Rilanciamo la Capitale con il “Made in Rome”

  1. Sonia Grazia Nicoletti
    25 dicembre 2015 at 20:10

    Finalmente viene data la possibilità, di esprimere e far apprezzare l’arte, la creatività e la manualità di noi “piccoli” che troppe volte abbiamo dovuto cedere il passo a discapito del Made in Rome… del
    Made in Italy.

    • 24 febbraio 2016 at 12:32

      Grazie, Sonia Grazia Nicoletti.
      L’idea è proprio questa: promuovere, tutelare e rilanciare le eccellenze di Roma in ambito artigianale, creando un vero e proprio distretto-laboratorio. Noi del Partito Liberale Italiano abbiamo identificato nella vecchia Fiera di Roma la sede ideale, ma non dovrebbe essere l’unica. Le strutture dismesse dovrebbero essere assegnate gratuitamente a chi realizza le eccellenze del Made in Rome, in modo da dotare la città, nei vari punti, di una rete di formazione, promozione, realizzazione e commercializzazione delle eccellenze romane.

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