Romana Vanacore

La ceramica viene spesso accostata a lavori di tipo umile, seriale, legati per lo più al mondo degli oggetti comuni. Romana Vanacore, docente presso la scuola di Arti e Mestieri Nicola Zabaglia del Comune di Roma, ci parlerà invece delle grandi potenzialità che offre la ceramica e degli innumerevoli usi artistici che se ne possono fare.


Intervista a Romana Vanacore

C’è un legame tra il suo percorso artistico e la città di Roma?

Nascere in Italia e in particolare a Roma inevitabilmente ti condiziona: il bagaglio culturale  ti contraddistingue e ti orienta, è una ricchezza interiore che  affiora in ogni azione in particolare in quella artistica.

Che tipo di percorso ha creato all’interno per gli studenti della scuola?

Insegno presso la Scuola Nicola Zabaglia dal 1984 e tengo un corso di ceramica triennale all’interno del quale non si fa solo laboratorio ma cerchiamo di trasmettere diverse competenze e conoscenze: il corso prevede una prima fase di progettazione per poi passare in laboratorio dove si realizzano i manufatti, ed infine un corso di storia dell’arte. Forniamo un insegnamento abbastanza completo attraverso lo studio e la pratica  delle tecniche tradizionali, indirizzando poi lo studente a  personalizzare i propri lavori attraverso la ricerca e la sperimentazione. In Italia ancora oggi prevale una produzione che attinge dalla nostra tradizione, mentre dovremmo confrontarci di più con il panorama artistico internazionale

Come interverrebbe per migliorare la situazione?

Ogni artigiano dovrebbe personalizzare il proprio lavoro in modo da renderlo riconoscibile agli acquirenti, pur mantenendo gli inevitabili rimandi alla tradizione locale.

Secondo lei perché sta mancando questa spinta innovatrice?

Gli  artigiani, rimasti chiusi nelle botteghe cercando di custodire gelosamente i propri segreti e le proprie scoperte, rischiano di far inaridire l’intero settore, ma si va affermando una nuova generazione di artisti /artigiani che, con una preparazione più articolata, sperimentano tecniche, stili e materiali diversi e si ricollegano al panorama internazionale dell’arte contemporanea.

Come si immagina il futuro dell’artigianato?

Questa è una domanda molto interessante. Se da una parte l’attuale crisi rende più faticoso qualunque slancio, dall’altra avverto una voglia di reagire. Quest’ anno, per esempio, ho avuto una classe composta da persone giovani, di età compresa tra i 25 e i 35 anni, che per la prima volta si avvicinavano a mondo della ceramica. Apprese le tecniche di base , essi si sono rapidamente orientanti verso una originale autonomia di linguaggio. E’ stato un anno molto stimolante poiché gli allievi erano tutti molto curiosi e motivati ad andare avanti nella ricerca. In seguito molti allievi si sono organizzati laboratori privati dove poter lavorare e sperimentare un percorso artistico autonomo. Questo è un bel segnale e fa ben sperare.

Tornando alla scuola, spesso proponiamo anche esperienze esterne di workshop e concorsi. Quest’anno nel mese di luglio, alcuni andranno in Danimarca per seguire  un corso di due settimane in una scuola locale, dove potranno apprendere tecniche nuove e confrontarsi con realtà e persone diverse provenienti da tutta Europa. Fa riflettere l’interesse del  governo danese che finanzia  ben la metà della retta agli artisti che intendono partecipare ai corsi.

É possibile collegare la scuola con le facoltà di storia dell’arte di Roma?

Questo già avviene per il “progetto di scuola lavoro” nei corsi di restauro, informatica e ceramica:  sono già tre anni , ad esempio, che l’Università Luiss invia i suoi allievi alla scuola Zabaglia  per corsi  introduttivi a queste materie.

C’è un progetto realizzato con la scuola che potrebbe essere raccontato per far capire le potenzialità di certi mestieri rispetto all’attuale mercato del lavoro?

Spesso proponiamo iniziative per far conoscere il nostro lavoro al di fuori della Scuola sempre  accolte con entusiasmo dagli allievi ed apprezzate dal pubblico. Potrei citare un paio di esempi:

1) per una pasticceria siciliana abbiamo deciso di ispirarci ai loro prodotti tipici facendo realizzare ad ogni allievo un’ “alzatina” in chiave moderna, un porta-dolce da esporre nella sala.

2) per un vero artista della decorazione floreale, raffinato e creativo abbiamo realizzato vasi e ciotole artistiche che hanno avuto un grande successo di pubblico.

Noi ce la mettiamo tutta per rinnovarci e i risultati mi sembrano  molto positivi poiché gli allievi si sentono più stimolati ed incoraggiati a valorizzare le loro doti creative.

Che tipo di tecniche utilizza?

Pratico e insegno tecniche di diverso tipo a partire da quelle tradizionali, alle cotture in riduzione fino ad arrivare alle alte temperature con il gres e la porcellana. Utilizzo impasti diversi misti a fibre vegetali e smalti alla cenere di legno seguendo  un’antica tecnica  giapponese secondo cui ogni legno crea una cenere diversa che integrata all’argilla regala sfumature sempre nuove.

C’è un’opera alla quale è rimasta più legata?

Il punto di partenza per me è “la ciotola”, forma primigenia. Ho cercato di utilizzarla come modulo con cui ho realizzato alcune mie sculture fatte di assemblaggi che diventano alla fine sculture evocative del mondo naturale. Ogni lavoro è frutto di un percorso e rappresenta un piccolo passo avanti nella ricerca.

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