“Rubinia”, un libro per raccontare 40 anni di storia di un “gioiello” tra artigianato, memoria e innovazione

Libro_Rubinia

Il volume “Rubinia. Storia di un gioiello: 40 anni di amore, arte e impresa” di Roberto Ricci ripercorre la nascita e l’evoluzione del marchio lombardo di gioielleria artigianale, ma soprattutto propone una riflessione più ampia sul futuro dell’arte orafa e sul valore culturale del gioiello.

Secondo Ricci, ridurre oro, argento e pietre preziose alla categoria del lusso sarebbe un errore.

Il gioiello, nella sua visione, è prima di tutto un oggetto carico di significati: memoria personale, simbolo di relazioni e momenti importanti della vita.

Un’idea che si scontra con un mercato profondamente cambiato negli ultimi decenni.

Da questa consapevolezza parte la sfida con il progetto “Casa&Bottega” che punta a creare a Milano un HUB dedicato ai Mestieri Artigiani, con l’obiettivo di formare nuove generazioni di orafi e offrire opportunità di lavoro a giovani e donne.

di Sara Domenici


Le origini del marchio

Rubinia nasce nel 1985 per iniziativa di Ilario Plazzi, con i primi negozi sulla riviera ligure prima di arrivare a Milano.

Il nome combina due simboli: la robinia, pianta resistente associata alla speranza e alla forza vitale, e il rubino, pietra legata alla passione.

Nel 1992 Roberto Ricci incontra Plazzi e qualche anno dopo entra stabilmente nel progetto, fino a diventare il principale artefice dello sviluppo del marchio.

Oggi l’azienda è condivisa da dodici soci e continua a mantenere una forte impronta artigianale.

La creatività, racconta Ricci nel libro, nasce spesso da stimoli imprevedibili: viaggi, incontri, materiali osservati nelle fiere internazionali o dettagli della vita quotidiana.

Non esiste un metodo rigido di progettazione, ma piuttosto un processo fatto di intuizioni, confronti e sperimentazioni.


Il gioiello come oggetto personale

Un momento chiave nella storia di Rubinia arriva nel 1996, quando Ricci scopre a Parigi il sistema di punzonatura personalizzata che permette di incidere parole, simboli o numeri direttamente sui gioielli. L’idea diventa uno dei tratti distintivi dell’azienda.

Il gioiello, nella filosofia del marchio, assomiglia quasi a un tatuaggio: qualcosa che racconta una storia personale.

Proprio per questa attenzione al dettaglio i designer dell’azienda sono stati spesso descritti come “sarti di gioielli”.

L’unicità dell’oggetto artigianale, sottolinea Ricci, si manifesta anche nelle imperfezioni. A differenza delle tecnologie industriali come la stampa 3D, il lavoro manuale introduce variazioni imprevedibili che rendono ogni pezzo irripetibile.


Collezioni iconiche e identità del brand

Negli anni Rubinia ha costruito la propria identità attraverso alcune linee diventate emblematiche.

Tra queste “Filodamore” e “Filodellavita”, quest’ultima lanciata nel 2007 e oggi riconosciuta come uno dei simboli del marchio.

Accanto a queste, la linea “Numeri e Parole” nasce dall’idea di creare gioielli legati alla storia personale di chi li indossa.

In questo approccio la vendita non è semplicemente una transazione commerciale ma un momento di relazione, costruito attraverso il dialogo con il cliente.

Anche l’esperienza nel punto vendita ha un ruolo centrale: ambiente, profumi, colori e allestimento contribuiscono a trasformare l’acquisto in un ricordo significativo.


Sostenibilità e ricerca sui materiali

Negli ultimi anni il marchio ha dedicato grande attenzione anche alla sostenibilità.

Dal 2021 utilizza esclusivamente oro e argento riciclati, mentre già nel 2007 aveva introdotto l’oro a 9 carati, più resistente e adatto all’uso quotidiano.

Rubinia sperimenta inoltre materiali non tradizionali per la gioielleria, come il titanio, e utilizza packaging innovativi realizzati con materiali derivati dalla lavorazione della mela.

Questa combinazione di tradizione e sperimentazione ha permesso all’azienda di affrontare le fasi più difficili del mercato mantenendo una forte identità creativa.


RubiniaUn’azienda radicata a Milano

Oggi Rubinia conta circa 15 dipendenti e collabora con diversi laboratori tra Milano e dintorni, generando lavoro per una sessantina di operatori.

Il negozio monomarca si trova in via Vincenzo Monti, mentre la rete di distribuzione comprende circa 350 punti vendita in Italia e 80 in Francia.

Il fatturato del 2025 si aggira intorno ai quattro milioni di euro.

Accanto a Roberto Ricci lavora anche la figlia Francesca, amministratrice delegata dell’azienda.


Un settore sotto pressione

La storia di Rubinia si inserisce in un contesto più ampio e complesso.

L’oreficeria italiana resta una delle eccellenze del Made in Italy, con un giro d’affari che supera i sei miliardi di euro nelle gioiellerie nazionali, ma la rete di laboratori artigiani si sta progressivamente restringendo.

Molti maestri orafi stanno andando in pensione e sempre meno giovani scelgono di intraprendere questo mestiere, che richiede anni di apprendistato, grande manualità e investimenti iniziali significativi.

Il tradizionale passaggio di competenze tra bottega e apprendista – per secoli il cuore della formazione artigiana – si è in molti casi interrotto, mentre le scuole professionali dedicate ai mestieri manuali sono diventate sempre più rare.

Il paradosso è evidente: mentre il valore dell’oro continua a crescere sui mercati internazionali, diminuiscono le mani capaci di trasformarlo in oggetti di bellezza.

Anche il mercato è cambiato: le grandi catene e la distribuzione organizzata hanno conquistato quote sempre più ampie con prodotti standardizzati e prezzi accessibili, mentre i piccoli laboratori artigiani faticano a competere in termini di scala e visibilità.


Il progetto “Casa&Bottega”

Il libro non si limita a ripercorrere la storia dell’impresa, ma guarda anche al futuro dell’artigianato orafo.

Tra le iniziative più recenti c’è “Casa&Bottega”, un progetto che punta a creare a Milano un HUB dedicato ai mestieri artigiani, con l’obiettivo di formare nuove generazioni di orafi e offrire opportunità di lavoro a giovani e donne.

L’iniziativa nasce proprio dalla consapevolezza che la sopravvivenza di un patrimonio culturale come quello dell’oreficeria italiana dipende dalla capacità di trasmettere competenze e passioni alle nuove generazioni.

Per sostenere il progetto, una parte dei guadagni ottenuti dalla vendita del libro viene destinata proprio a questo progetto, finanziato anche attraverso raccolte fondi e attività di formazione rivolte ai rivenditori.


Un racconto corale

Il volume, pubblicato da Davide Falletta, raccoglie quaranta capitoli e oltre trecento pagine di racconti che intrecciano esperienze personali e professionali.

Oltre alla voce dell’autore, trovano spazio anche i contributi dei collaboratori e della stessa Francesca Ricci.

Il risultato è una testimonianza collettiva che parla non solo di un marchio, ma di un’idea di artigianato basata su cura, unicità e responsabilità sociale.

Nelle intenzioni dell’autore, la storia di “Rubinia” diventa così il punto di partenza per una riflessione più ampia: quella su un settore dell’Artigianato Artistico che, per superare le crisi strutturali, deve sapersi reinventare coniugando passione e tradizione con innovazione, non solo tecnologica, ma soprattutto di metodo organizzativo e di processo produttivo.

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