La guerra uno dei più grandi flagelli dell’umanità, fin dalle epoche più remote della storia umana è stata sempre un male impossibile da sconfiggere. Nell’uomo è sempre presente questa voglia di sottomettere l’altro di eliminarlo attraverso i metodi più brutali.
La guerra non è fatta solo con le armi, ma anche attraverso l’emarginazione, l’isolamento dell’altro, la disoccupazione. Chi lotta per i diritti umani, chi divulga la cultura, l’arte viene spesso perseguitato dalle dittature che si appropriano di tutto, la libertà viene bandita.
Guerra possono essere anche tanti momenti dolorosi della nostra vita, affrontare una malattia, una separazione, una minaccia, una perdita. Attraverso i ricordi di mia madre ho conosciuto un grande scrittore contemporaneo Nino Salvaneschi (Pavia 3 dicembre 1886, Torino 14 novembre 1968).
È stata dura la vita per il padre di mia madre che ha dovuto affrontare la Seconda Guerra Mondiale combattendo in prima linea a Tobruk in Libia. Una guerra logorante e dura che lo ha umiliato e provato fino alla fine. Le mitragliatrici in trincea lo hanno ferito scavando dentro al suo corpo ferite che non si sono mai più rimarginate, ferite profonde, ferite che vanno fino in fondo alla nostra anima, per generazioni e generazioni, ferite che hanno colpito e colpiscono tanti padri di famiglia, madri, bambini.
Il padre di mia madre ha affrontato con coraggio e accettazione queste ferite profonde e i dolori che lo perseguitavano in quel poco di vita da reduce che gli rimaneva.
Traeva grande conforto nelle letture del “Trittico del cuore Saper amare Saper soffrire Saper credere” di Nino Salvaneschi che alleviava le sofferenze delle sue ferite mortali.
Qual è l’insegnamento di questo grande scrittore? Imparare ad affrontare il dolore anche quello più grande accettarlo e saperlo affrontare con positività.
Saper soffrire significa imparare a seminare nel sole. Il dolore è una palestra che ci porta ad amare la vita bella anche se tragica. Ogni prigione si può superare attraverso la forza dell’amore e della fede.
Amore dolore e fede sono collegati fra loro. Saper amare significa saper venirsi incontro e aiutarsi a vicenda.
Lo scrittore Salvaneschi è un cantastorie cieco che come un angelo custode guida la nostra vita dandoci degli insegnamenti morali. Un Omero che ci insegna ad affrontare con saggezza la grande odissea dei problemi della vita.
Ci insegna ad andare oltre alle apparenze valorizzando le qualità di ogni persona. Imparare a sentire il cuore di ciascuno di noi. Portare conforto a chi soffre. Valorizzare l’impegno e le qualità di chi è cieco. Amare la vita.
Il cantastorie cieco Salvaneschi ci dice che non bisogna affannarsi per ricercare l’amore ma che sarà questo a bussare alla porta di ognuno di noi. Anche la fede è legata alla sofferenza e all’amore. Salvaneschi non ha mai perso la speranza di poter trovare dentro sé stesso la luce della fede.
Quando era diventato cieco a causa di una malattia la sua vita sembrava ormai finita. Un giorno fece il magico incontro con il poeta indiano Tagore che lo spinse a trovare nella scrittura il suo riscatto. “Se vuoi essere un cantastorie cieco guarda la tua vita riflessa dentro di te e scrivi”.
La scrittura di Salvaneschi emana una grande forza spirituale ed è come una solida guida che ci porta verso la forza della fede.
La preghiera è meditazione e allo stesso tempo azione, lottare nella speranza di poter creare una vita e una società migliori.
La guerra non è un’entità invincibile si può vincere nel corso del tempo senza le armi. Forse non si arriverà mai ad una pace definitiva ma non si deve smettere di lottare, non deve finire la speranza di sconfiggere la guerra attraverso la diplomazia, la forza dell’arte e della scrittura.
Non bisogna mai arrendersi. Ognuno di noi può trasmettere all’altro la voglia di uccidere la guerra con la forza del cuore.
Piermarco Parracciani
Qui il profilo di Nino Salvaneschi su Wikipedia
Qui il link per acquistare il libro “Trittico del cuore Saper amare Saper soffrire Saper credere” su Amazon
Piermarco Parracciani nasce a Bracciano (Roma) nel 1981.
Sin dall’adolescenza ha iniziato ad avvicinarsi all’arte antica, moderna e contemporanea.
Ha frequentato in modo assiduo studi d’arte, gallerie e musei d’arte moderna e contemporanea a Roma e nel Lazio. Si appassiona al cinema d’autore e alla video arte.
Nel 2007 conseguirà la laurea magistrale in “Studi storici critici e teorici sul cinema e gli audiovisivi” presso l’Università di Roma Tre.
L’amore per le arti e la letteratura lo spingeranno a scrivere sempre di più sul cinema e l’arte contemporanea.
Il Caffè Letterario Libreria Mangiaparole di Furio Camillo diventerà la sua palestra di scrittura.
Gli anni post universitari sono stati dedicati alla ricerca di una dimensione lavorativa consona alla propria preparazione personale e culturale. La difficoltà di sperimentare sul campo le proprie capacità professionali lo portano anche a confrontarsi con giovani coetanei con cui condividere le medesime difficoltà. Proprio da tale confronto viene elaborata la sofferta tematica della disoccupazione e dell’inoccupazione riprese nel racconto “Outsider” che descrive il dolore di queste piaghe e il superamento di esse attraverso la fede, l’amore e il coraggio. Il racconto arriverà finalista al Premio letterario Mangiaparole e al Festival Internazionale di Roma Film Corto.
Nel 2017 si specializza con il Master of Art presso l’Università Luiss di Roma. Continua a scrivere di arte contemporanea in relazione al cinema. Realizzerà in qualità di curatore mostre collettive di arte contemporanea a Roma.
La lettura del “Trittico del cuore. Saper amare, saper soffrire, saper credere” dello scrittore del 900 Nino Salvaneschi lo porterà a maturare un rapporto sempre più profondo fra arte, fede, amore e dolore.


