La proposta di FaròArte presentata in Parlamento: per un cambiamento radicale di visione, di ruolo e di intervento da parte delle Istituzioni.
di Carlo d’Aloisio Mayo, vice Presidente di FaròArte
Articolo pubblicato venerdì 18 Settembre 2026 sul Web Magazine PuntoEduca.news – spazio dove esperti, accademici, associazioni, imprese e istituzioni raccontano le connessioni tra educazione, innovazione e sostenibilità. Si esplorano: Ambiente, salute, scuola, università, lavoro, cultura e sport. Diretto da Donato Bonanni.
FaròArte propone gli Hub CreArtigianali per salvare i Centri Storici italiani
Con un emendamento alla Camera, FaròArte propone gli Hub CreArtigianali, spazi cooperativi per rilanciare l’artigianato artistico nei centri storici.
La crisi dei centri storici italiani tra desertificazione e gentrificazione
I centri storici italiani stanno attraversando una crisi profonda.
Da un lato, una progressiva desertificazione commerciale nei borghi minori; dall’altro, la pressione di una gentrificazione che trasforma le città d’arte in musei a cielo aperto, svuotandole della loro identità sociale, culturale e produttiva.
Da tempo assistiamo a un fenomeno diffuso di progressiva omologazione: l’invasione di un commercio d’import di bassa qualità e di catene globalizzate che, favorite da una disponibilità finanziaria superiore, hanno fatto lievitare gli affitti, via via espellendo, di fatto, le tradizionali attività storiche, le botteghe artigiane come quelle commerciali.
Questa trasformazione non ha solo penalizzato l’economia locale, ma ha eroso l’identità culturale dei nostri spazi urbani, trasformandoli in scenari turistici e consumistici privi di anima propria.
In questo quadro, come possiamo preservare i “paesaggi culturali viventi” dei quali l’UNESCO promuove la tutela ?
La proposta di emendamento integrativo che FaròArte ha recentemente presentato alla X^ Commissione della Camera dei Deputati nel merito del disegno di legge sulla “Disciplina delle attività commerciali nei centri storici“, propone un cambio di visione e di paradigma, oggi più che mai urgente e necessario proprio perché il fenomeno complessivo è giunto ad una fase critica, non facilmente reversibile.
🏛️ I centri storici italiani sono stretti tra desertificazione commerciale e gentrificazione, mentre l’artigianato artistico perde botteghe, margini e visibilità di fronte al commercio globalizzato. FaròArte ha portato questa crisi strutturale davanti alla X Commissione della Camera dei Deputati.
Le ragioni strutturali della crisi dell’artigianato artistico italiano
Un’analisi corretta della realtà dell’Artigianato Artistico e Creativo, Tipico e Tradizionale non può non partire dall’osservazione delle ragioni profonde della crisi strutturale che da decenni penalizza questo specifico segmento di nicchia, ma reale e diffuso cuore pulsante del “Made in Italy“.
Attività, quelle del Saper Fare Tecnico e Creativo che popolavano e caratterizzavano i nostri Centri Storici (sartoria, calzoleria, pelletteria, liuteria, restauro, lavorazione della ceramica, del legno, del vetro, della pietra, dei marmi, dei metalli comuni, dei metalli preziosi, …), drasticamente ridottesi in termini di imprese attive e strutturalmente marginali rispetto al molto più ampio e prevalente contesto (oltre il 95% delle imprese “artigiane”) dell’Artigianato Tecnico e di Servizio (edilizia, impiantistica, estetica, trasporti, autoriparazioni, meccatronica, manutenzioni, …), fondamentale pilastro economico e occupazionale del nostro Paese, quanto certamente, per la sua stessa natura operativa, NON altrettanto espressione e portatore di valori identitari e culturali.
Oggi e non da oggi, l’impresa artigianale creativa, individuale o familiare, venuta meno la storica condizione del mercato di prossimità, nella sfida con le dinamiche attuali del mercato globale si scontra con barriere economiche ed esigenze organizzative sempre più complesse verso le quali si trova spesso impreparata e inadeguata per molteplici aspetti.
L’effetto sostanziale è quello di aver perso visibilità e quindi competitività, maturando margini sempre più ristretti, che inibiscono un’autonoma crescita organizzativa, a partire anche dal poter sostenere gli oneri per l’affitto di locali privati nei centri storici.
L’emendamento di FaròArte alla proposta di legge sui centri storici
È proprio su questa cronicizzata fragilità e criticità – fenomeno ragionevolmente non invertibile nel breve-medio termine, come dimostra la sterilità delle norme vigenti e dei bandi erogati – che l’emendamento sottoposto da FaròArte alla Commissione Parlamentare intende innestare la sfida per un cambiamento radicale di visione, di ruolo e di intervento da parte delle Istituzioni.
Il cuore della proposta di FaròArte è la promozione di un nuovo modello organizzativo, aperto ed inclusivo, fondato su principi della cooperazione, della collaborazione e della condivisione: gli “Hub CreArtigianali“.
🤝 La proposta degli Hub CreArtigianali immagina spazi pubblici condivisi dove artigiani, creativi e nuove competenze digitali collaborano, riducendo i costi e trasmettendo i saperi alle nuove generazioni. Un modello cooperativo pensato per rigenerare i centri storici come luoghi vivi.
Cosa sono gli Hub CreArtigianali e come intendono funzionare
Si tratta di spazi multifunzionali ed ecosostenibili da insediare – centralmente, ma poi anche in periferia – in luoghi pubblici, anche da riqualificare (ce ne sono tantissimi in ogni città e borgo …) per riconnetterli con il tessuto sociale e urbano, da concepire non solo come spazi di hosting per singole attività, ma soprattutto come innovativi ecosistemi integrati, esperienziali e contaminanti, dove il saper fare storico si coniuga fertilmente con le diverse competenze professionali e le nuove tecnologie digitali.
L’Hub CreArtigianale non vuole essere un semplice “contenitore”, ma un sistema organizzativo evoluto e flessibile capace di superare i limiti e la fragilità dell’agire del singolo operatore, per invece favorire la piena valorizzazione di ogni talento, delegando o condividendo gli oneri gestionali e amministrativi.
Uno degli obiettivi principali è proprio quello di riaggregare il capitale umano disperso detentore del patrimonio di Saperi e Competenze (i “vecchi” Maestri che hanno chiuso le Botteghe …) per motivare, attrarre e coinvolgere le nuove generazioni, i giovani talenti, come le fasce sociali più deboli, e riattivare il fondamentale processo formativo di trasmissione intergenerazionale.
Attraverso gli Hub CreArtigianali si vuole:
- Favorire la complementarietà: spazi dove convivono e collaborano sinergicamente competenze diverse: professionalità creative, artigianali, gestionali, digitali, comunicative, …
- Generare sostenibilità economica: ammortizzare costi fissi, governare sinergie di filiera, favorire economie di scala, gestire oneri legali e amministrativi, promuovere competitività e mercato, …
- Creare attrattività sociale: tutelare il patrimonio etno-culturale rigenerando l’Artigianato quale “presidio esperienziale e culturale vivo“, capace di attrarre non solo turisti, ma di offrire valore aggiunto a tutta la comunità.
Una strategia di rigenerazione urbana per i territori italiani
La rigenerazione urbana e del nostro patrimonio identitario (di cui l’Italia ha bisogno) non è solo una questione di decoro e richiede una capacità di visione coraggiosa e di azione coerente, sul piano economico e su quello sociale.
Gli Hub CreArtigianali rappresentano la risposta moderna a questa esigenza: un ponte tra l’eredità ancestrale e le sfide del futuro, affinché i nostri straordinari e unici Centri Storici tornino ad essere luoghi vivi di socialità, economia e cultura.
Invitiamo il Parlamento e tutti gli stakeholder istituzionali a guardare al modello dell’Hub CreArtigianale non come ad una utopia, ma come ad una strategia pragmatica che riconosca l’Artigianato Artistico e Creativo, Tipico e Tradizionale come “bene comune“, capace di generare sviluppo.
Solo attraverso un modello cooperativo, dinamico e integrato, potremo invertire la rotta e restituire vitalità ai nostri spazi urbani, contrastando il degrado del commercio di bassa qualità e rigenerandoli come laboratori del futuro.
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Carlo d’Aloisio Mayo
Nipote d’Arte (omonimo) di Carlo d’Aloisio da Vasto, artista e promotore culturale del ‘900, già curatore e direttore dei Musei di Roma e della Galleria Comunale d’Arte Moderna.
Si occupa di Comunicazione dal 1979.
E’ imprenditore CreArtigiano (www.artelier.cloud), partner in progetti di Comunicazione “For All” (www.bellezzapertutti.it) per rendere accessibile ed integrale l’esperienza conoscitiva del Patrimonio Culturale e Ambientale.
E’ vice Presidente di FaròArte (www.made-in-rome.com) per la valorizzazione in chiave innovativa del “Saper Fare Creativo” romano (e non solo).
E’ membro del Consiglio Direttivo dell’Istituto “Francesco Fattorello”, studioso del ‘900, estensore della Teoria della Tecnica Sociale dell’Informazione.





