Quando pensiamo alla video arte sono tanti gli artisti che hanno fatto delle sperimentazioni originali e innovative.
Abbiamo parlato di Bill Viola, di Nam June Paik e di altri video artisti. Fra questi anche lo Studio Azzurro merita di essere considerato perché il loro modo di concepire il video è multidisciplinare.
Un’arte visiva che si rapporta molto anche con il cinema e il teatro.
Il gruppo milanese di artisti “Studio Azzurro” è formato da: Paolo Rosa, Fabio Cirifino, Leonardo Sangiorgi, Stefano Roveda e altri.
Il lavoro di questi artisti è molto singolare e variegato. Un’arte che da una parte ci riporta ad epoche rinascimentali ad uno spirto antico, alla bottega, dall’altra alla sperimentazione delle più avanzate tecnologie.
L’esperienza artistica è un qualcosa da condividere assieme agli altri. È un video che si trasforma in un’opera d’arte aperta a mille esperienze interattive.
Lo spettatore per esempio può avvicinarsi allo schermo toccarlo e scoprire la vita di altre persone che dialogano con lui.
Nei primi anni 90 abbiamo la sperimentazione degli ambienti sensibili dove l’opera stimola delle emozioni verso lo spettatore.
Possiamo definire il video ambiente dello Studio Azzurro come delle grandi strutture virtuali poliespressive e multisensoriali.
Nell’ambiente sensibile è importante sia il vedere che il sentire.
Nell’opera del “Nuotatore” vediamo il corpo di un uomo che nuota e attraversa degli schermi disposti in modo orizzontale senza mai lasciarsi catturare dalla porzione di spazio inquadrato.
Il video va oltre il tempo. Con il progresso tecnologico le opere si smaterializzano e si passa dal monitor alla proiezione. L’immagine senza la sua cornice si prende tutto lo spazio che la circonda e si trasforma in realtà intera.
Lo spettatore attraverso le sue capacità percettive e sensoriali riesce a ricostruire i pezzi audio visivi che costituiscono le opere video ridandogli una durata e una sequenzialità. In un’altra loro opera famosa intitolata “Tamburi”, realizzata nel 2001 per l’ICC di Tokyo viene rappresentata l’importanza della mano umana.
Con le mani possiamo fare (lavorare con le mani), sentire (percepire attraverso il tatto), comunicare (i simboli del linguaggio). In quest’opera la cultura occidentale dialoga con quella orientale, si intreccia con i riti musicali africani e i linguaggi dei simboli orientali.
Questi artisti nelle loro opere video danno anche molta importanza alla natura e alla terra.
Tutto si rigenera nella natura e nel suo spazio ambientale. Il video dello Studio Azzurro è come una sonda che ci porta a scoprire i segreti della natura altri mondi altre civiltà vicine e lontane.
Lo schermo delle opere video è un crocevia tra classico e moderno, naturale e artificiale.
Questo gruppo di artisti tratta anche tematiche riguardanti l’inquinamento l’incomunicabilità e l’emigrazione.
Citiamo anche altre video installazioni come “Dove va tutta sta gente?” (2000) che simboleggia il villaggio globale e multietnico di quell’epoca dove proliferano i limiti di nuove divisioni, dove abbiamo lo slittamento dei confini tra mondo artificiale e naturale, tra realtà e virtualità.
Lo spettatore viene accolto piacevolmente da tre porte di vetro che si aprono come delle entrate che non lo ostacolano.
Mentre invece dall’altra parte degli schermi di vetro le figure video proiettate si muovono andando a sbattere sui duri sbarramenti di una società dissolta e attraente dove non esistono separazioni e gruppi favoriti.
Il meccanismo interattivo è una serie complessa di interazioni umane e lo spazio dell’opera diventa una dimensione antropologica nella quale il movimento di aprire e chiudere non sempre reagisce allo stesso modo.
Le opere dello Studio Azzurro sono una continua sorpresa e il loro linguaggio è una continua metamorfosi.
Nella loro virtualità ci portano verso la libertà di essere, di agire e di pensare.
Piermarco Parracciani