Nel parafrasare la famosa spedizione dei Garibaldini durante il risorgimento italiano del diciannovesimo secolo si vuole porre in risalto il raggiungimento delle mille firme a favore della inevitabile protesta sull’applicazione dell’art. 16 relativo alla Legge n.34 del 2026 riguardante la definizione della parola “prodotto artigianale”.
Ed è veramente encomiabile che tale numeroso gruppo di persone abbiano firmato la petizione per chiarire i motivi del continuo reale impoverimento del vero Made in Italy.
Il supposto citato chiarimento ha fatto capire che tale Legge risulta del tutto inadeguata ed addirittura antistorica.
Purtroppo tutto sta cambiando. In peggio. Impera il detto “business is business”. Si pensa solo al tornaconto immediato ed a nessuno interessa più niente delle cose veramente importanti.
Per cui sono molti i casi in cui bisognerebbe alzare il tono della voce per far ascoltare a chi manda avanti il Paese i veri bisogni della gente.
Ad iniziare dell’ecologia: con il clima che ogni anno aumenta di diversi gradi con catastrofi sempre più pericolose.
Per non parlare della sanità: tutti i giorni sentiamo parlare di risse davanti ai pronto soccorso. E da indagini approfondite è emerso che la situazione non dipende dalla poca volontà degli operatori sanitari, bensì da una costante riduzione di fondi nel ramo specifico.
Bisognerebbe abolire le Regioni e tornare alla Saub, come nel 1970. Lo diceva pure il compianti Gino Strada e lo affermano anche illuminati esponenti della destra.
Cosa complicata ma non impossibile. Certamente: adesso risulterebbe un lavoro lungo e certosino il dover cambiare la Costituzione negli artt. 117 e 118.
Non è facile poi trovare un governo disponibile a scontentare gran parte della stessa compagine in quanto le regioni sono all’incirca per la metà di destra e per la restante parte governate dalla parte avversa.
Ma un conto è che i fondi per le strutture sanitarie vengano amministrati da una sola entità, lo Stato ed un altro è vedere ventuno regioni che non sempre hanno una contabilità precisa.
Quindi, per tornare all’artigianato, in pratica il vero centro del problema non viene nemmeno sfiorato.
Nel sottolineare che gli artigiani in genere sono stati nel tempo poco ascoltati ed in loro si nota una specie di depressa rassegnazione, è bene che tutti sappiano una cosa: l’artigiano creativo è la parte migliore di tutto l’artigianato e pochi ne hanno preso coscienza.
E quest’ultimo fatto rappresenta un vulnus che porta a certificare la scarsa disamina per l’ottimale soluzione del caso.
Anzi si sta lavorando per peggiorare ulteriormente la Legge preesistente (di diversi decenni addietro) creando vari imbuti per cui si sta sottolineando l’obbligatorietà dell’iscrizione in partita Iva e nel contempo bisogna dichiarare ufficialmente di risultare annoverati fra le imprese artigiane.
La verità invece è una sola: risulta a questo punto indispensabile la presenza di un legislatore lungimirante che sappia discernere fra gli artigiani in genere, che sono ovviamente utilissimi, da quelli che rappresentano in ogni loro opera qualcosa che si avvicina decisamente all’arte e che sono appunto gli artigiani creativi.
Come noto la definizione più appropriata dell’artigianato artistico e creativo è l’unicità nonché la modesta tiratura di oggetti che pure per l’elevato valore estetico mettono in evidenza i reali valori del Made in Italy.
Come lo può essere ad esempio la lavorazione di ceramiche o porcellane con la cosiddetta cottura al “terzo forno” che richiede una preparazione difficile da imitare (Caltagirone, Vietri sul Mare, Deruta, ecc.).
Ci sono poi altre attività artigianali e creative (meravigliosamente rare) come quelle che ancora riescono a produrre insegne commerciali simili a quelle degli anni quaranta e cinquanta.
L’unico modo perciò sarebbe quello di invitare il suddetto migliaio di persone ad effettuare una vibrata protesta nei luoghi appropriati come lo può essere ad esempio la piazza di Montecitorio.
In tal modo della situazione ne potrebbero venire a conoscenza innanzitutto le Istituzioni, poi autorevoli pensatori (giuristi, ecc.) e soprattutto, tramite i mezzi di informazione, anche tutto il popolo.
Perché in Italia c’è un detto che viene tramandato nel tempo: il nostro Signore ha fatto a noi italiani un regalo immenso: ci ha delegato con l’arte e la creatività una piccola dose di immortalità.
Angelo Brasi
