Luigi Gentili e la regola delle 5 “i”

Studiando management insieme a Luigi Gentili, sociologo e saggista di cui ho precedentemente scritto, ho avuto modo di approfondire diversi aspetti della gestione delle imprese.

Soprattutto portare le aziende verso il dinamismo e l’innovazione. Gentili sosteneva che il management deve favorire il cambiamento continuo puntando sulla snellezza dei processi produttivRiporto di seguito il metodo delle 5 “i” dal libro di Luigi Gentili: “Innovare il management l’arte di dirigere nell’era del caos” Armando Editore 2009.

È un metodo utile sia per attività diagnostiche e investigative, sia per attività di management e di sviluppo organizzativo.

Un esempio per portare sempre avanti le imprese con coraggio e positività.

L’autore spiea che: “Le 5 i corrispondono a cinque presupposti strutturali che permettono a un’organizzazione di favorire l’innovazione in un’ottica di sviluppo manageriale e sono: INTEGRAZIONE, INFLUENZA, INTERAZIONE, INIZIATIVA, INCENTIVAZIONE.”

L’INTEGRAZIONE coincide con il sostegno dato alla forma organizzativa. Qualsiasi intervento innovativo parte sempre dall’assetto dei rapporti di lavoro. Sono questi che per primi devono cambiare. Per tale motivo, occorre investire in organizzazioni fluide ed elastiche. Il lavoro collettivo si estende dentro e fuori l’organizzazione. Nel primo caso l’impresa si frantuma in diverse unità di lavoro autonomo; nel secondo caso, si crea un’alleanza tra aziende complementari. Il lavoro in cooperazione diventa l’anticamera dell’innovazione.

L’INFLUENZA invece, coincide con l’arte di utilizzare la leadership. Dirigere un’organizzazione aperta, significa influire sui comportamenti interpersonali, ricorrendo alla persuasione piuttosto che all’autoritarismo. Per troppo tempo le imprese sono state iper-gestite, attraverso il ricorso alle prescrizioni unilaterali. Una persona ubbidisce ad un’altra in direzione verticale, secondo un processo a cascata. Ogni azione è controllata dall’alto, con la negazione di qualsiasi libera iniziativa. Si esegue, punto e basta. La leadership si basa sull’influenza. Essa trasmette una visione. Infonde dei valori e dei traguardi, che ognuno raggiunge in piena autonomia. Niente supervisione analitica. Ciò che dà credito ad un manager non è il numero dei suoi subordinati, ma le sfide che sa affrontare. Ciò che dà credito ad un lavoratore non è il rango del proprio capo, ma il successo della creatività operativa. Il management dovrà avere più capacità di influenza, per guidare e orientare gli altri, aprendo nuove strade e nuovi percorsi organizzativi.

L’INTERAZIONE fa riferimento all’importanza della comunicazione. Le imprese innovative danno spazio al dialogo, in un clima di lavoro orientato alle relazioni interpersonali. Tutti devono poter comunicare senza restrizioni. Occorre infrangere i silos funzionali e la moltitudine dei quadri intermedi, interposti tra l’alta direzione e l’organico aziendale. Quando le persone possono comunicare direttamente, in modo orizzontale, sono più attive e più propositive.

L’INIZIATIVA si riferisce alla volontà di incentivare l’intraprendenza. I manager devono diventare degli imprenditori, per poi permettere anche ai loro collaboratori di esserlo. L’innovazione è anche voglia di creare. Non si può sperare di dar vita ad un’impresa innovativa senza persone intraprendenti. Occorre incrementare il senso del rischio e la capacità di agire in territori sconosciuti. Il personale deve poter esprimere il proprio spirito di iniziativa come se fosse un fornitore indipendente di servizi.

L’INCENTIVAZIONE concerne, infine, l’apprezzamento dato per i risultati raggiunti. Credere che le persone si attivino senza ricompensa è assurdo. Gli individui, hanno un profondo bisogno di riconoscimento, vogliono essere apprezzati per quello che fanno. I successi vanno premiati. Solo in questo modo si attivano iniziative fuori dalla consuetudine.

Spero che le parole di Gentili possano essere di esempio e di incoraggiamento per tanti imprenditori che vogliono sviluppare la loro attività nel modo migliore sperimentando nuove tipologie di azienda.

Piermarco Parracciani

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