Pubblichiamo un estratto dei punti salienti e la versione integrale dell’interessante ricerca sul tema “Creatività e Inclusione Sociale” realizzata nel 2019 da Rosa Caccioppoli e Carla Capuano, in collaborazione con il Prof. Cristian Campagnaro, nell’ambito del Dipartimento di Architettura e Design – Corso di Laurea Magistrale in Design Sistemico presso il Politecnico di Torino.
Tesi focalizzata sull’analisi del reale e potenziale rapporto tra creatività e inclusione sociale, con particolare attenzione al ruolo del designer ed alle esperienze consolidate.
Introduzione e obiettivi della ricerca
La ricerca nasce dall’osservazione di come la creatività sia una delle più alte forme di espressione culturale e di come, nei laboratori creativi, essa venga utilizzata come strumento per promuovere l’inclusione sociale.
L’obiettivo principale è indagare il contributo delle pratiche creative nei processi di inclusione, analizzando i benefici generati e il ruolo del designer come professionista della creatività.
Metodologia
L’indagine si è svolta attraverso un approccio qualitativo, articolato in tre fasi:
- Ricerca e analisi: raccolta di dati tramite letteratura, casi studio e osservazione diretta nei laboratori torinesi.
- Formulazione: sviluppo di un modello teorico che mette in relazione creatività e inclusione.
- Verifica: confronto delle ipotesi con casi studio reali.
Creatività: definizione e processi
La creatività viene analizzata come processo, più che come semplice talento individuale. Essa si manifesta nella capacità di combinare elementi preesistenti in modo nuovo e utile, generando cambiamento.
Il processo creativo, secondo Wallas, si articola in quattro fasi: preparazione, incubazione, illuminazione e verifica. La creatività non è solo appannaggio di pochi “geni”, ma un potenziale presente in ogni individuo, che può essere stimolato dal contesto e dalla motivazione.
Inclusione sociale: evoluzione e approcci
L’inclusione sociale è intesa come un processo dinamico di trasformazione dei contesti, volto a rimuovere barriere e a valorizzare la diversità. Si distingue dal concetto di integrazione, ponendo l’accento non solo sull’individuo ma anche sul cambiamento dei contesti.
Tra i modelli teorici di riferimento spicca il “capability approach” di Amartya Sen e Martha Nussbaum, che sottolinea l’importanza di ampliare le opportunità e le capacità delle persone, soprattutto di quelle in condizioni di svantaggio.
Il rapporto tra creatività e inclusione
La ricerca individua due principali modalità di relazione tra creatività e inclusione:
- Rapporto di identificazione: entrambi sono processi che mirano al cambiamento e alla trasformazione, attraverso l’unione di elementi diversi (idee, persone, contesti).
- Rapporto di causa-effetto: la creatività alimenta l’inclusione sociale, generando empowerment, ovvero il potenziamento delle capacità individuali e collettive.
I laboratori creativi come motore di inclusione
Nel contesto torinese, numerosi laboratori creativi (come Ingenio, Artemista, Chronos, Arealab, La Zanzara, La Forma dell’Acqua, ecc.) offrono spazi e attività artistiche e artigianali a persone con disabilità o in condizioni di marginalità.
Questi laboratori:
- Favoriscono lo sviluppo di competenze tecniche, relazionali e cognitive.
- Promuovono l’autonomia e l’autostima.
- Creano legami sociali e nuove opportunità di inserimento lavorativo.
- Valorizzano la diversità come risorsa per la comunità.
Il ruolo del designer
Il designer emerge come figura chiave nei processi di inclusione sociale, grazie alla sua capacità di:
- Visionare nuove opportunità e soluzioni (dimensione ideativa).
- Applicare metodologie progettuali per realizzare cambiamenti concreti (dimensione pratica).
- Accompagnare e potenziare gli individui attraverso l’esperienza diretta e la condivisione di conoscenze.
Conclusioni
La ricerca dimostra che intendere l’inclusione sociale come un processo creativo permette di renderla più efficace, innovativa e sostenibile nel tempo.
La creatività, a sua volta, assume una valenza etica, diventando uno strumento per il benessere collettivo. I progetti analizzati mostrano come la pratica creativa sia in grado di abbattere pregiudizi, favorire la coesione sociale e generare nuove forme di partecipazione e cittadinanza attiva.
In sintesi, creatività e inclusione sociale, se integrate, rappresentano un potente motore di cambiamento per le persone e le comunità.
Qui la versione integrale della ricerca Creatività e Inclusione Sociale

