Bulli (romani) di ieri e di oggi

bulli-trastevere-romaOggi sentiamo molto parlare del bullismo dilagante nelle scuole, nelle movide, sui social.

Spesso il ragazzo diventa un bullo perché vive situazioni difficili in famiglia, genitori tossici oppure alcolizzati, violenti.

Sono tanti i personaggi che popolano i bassifondi di questo mondo degradato, complesso, a volte anche simpatico.

Il bullo può avere sia un’accezione negativa che positiva.

Per esempio in certe culture del Nord Italia il bullo è considerato come un amico da ammirare e seguire, in condizioni più negative invece è più un soggetto cattivo, violento e prevaricatore.

Le forme di bullismo sono diverse a seconda del contesto che le caratterizza.

C’è il bullismo come fenomeno, il bullismo nella storia, il bullismo analizzato come comportamento patologico. Il nostro percorso ci porterà attraverso queste varie forme di bullismo.

Cominciamo a parlare dei bulli di Roma.

Leggendo alcuni testi sulla Roma sparita del 600, 700 e 800 sono rimasto molto colpito dai bulli che in queste epoche frequentavano le taverne.

Ritornando indietro nel tempo vediamo una Roma diversa da quella di oggi dove non ci sono macchine ma carrozze, non ci sono gli stadi di calcio ma le trattorie, le osterie, bettole di vario tipo.

Questi luoghi erano frequentati da soggetti molto strani, a volte burloni beoni, uomini rozzi e maneschi, briganti, gentiluomini dal carattere forte e fiero, stravaganti, giovani con la fionda, smargiassi armati con mille coltelli.

In questi contesti sono nate figure storiche di bulli come Meo Patacca e il suo rivale Marco spacca.

Meo Patacca era il tipico bullo burlone che ce le prendeva sempre di santa ragione.

Nelle osterie romane si facevano dei giochi come la “passatella” dove spesso il bullo che non riusciva a bere veniva sbeffeggiato e deriso da tutti. E allora giù botte e coltelli.

Se un avversario non sapeva tirare di coltello doveva sottostare a una penitenza che consisteva nel gonfiare tutte e due le guance più che poteva. Rimanendo in questa posizione doveva subire uno sganassone sotto le risate e gli scherni di tutti.

All’epoca c’era anche una “scuola” dove i bulli imparavano a duellare con i coltelli che si chiamava “scola de punta e tajo”.

Un bullo famoso dell’800 si chiamava “Er Tinea” ed era un personaggio di indole pacifica perché difendeva le persone più deboli del rione Trastevere. Era un gigante buono di statura molto alta.

Purtroppo a furia di proteggere sempre tutti era diventato scomodo a qualcuno della malavita che aveva mandato un sicario che lo uccise con un punteruolo.

Le figure dei bulli sono entrate a far parte anche nel mondo del cinema.

Lo vediamo per esempio nel film “Troppo forte” di Carlo Verdone.

Indimenticabili le sue smargiassate nel quartiere Ostiense vicino al Gazometro dove viveva.

Nel film ci sono altri personaggi memorabili come Mario Brega, caratteristico bullo dal cuore d’oro e allo stesso tempo dal carattere duro e manesco “sta mano po esse fero e po esse piuma”.

Poi c’è “er murena” un bullo di quelli cattivi che fanno le gare di moto (memorabile la scena in cui Verdone lo affronta sfidandolo in un impervio percorso di motocross).

E poi c’è Emanuele il bullo delle medie che era diventato la mia persecuzione perché mi seguiva dappertutto, in qualsiasi luogo e mi canzonava tirandomi addosso le bottigliette di plastica.

Ci sfidavamo sempre ai videogiochi della piscina del Country Club dell’Olgiata.

Giocavamo a “Street Fighter II” e “Art Of Fighting” due giochi di botte degli anni 90. Una volta vincevo io e altre volte lui.

Alla fine tra una cattiveria e l’altra, tra uno sfottò e l’altro siamo diventati amici.

Perché a volte l’amicizia trionfa anche in mezzo a tante cose brutte.

Piermarco Parracciani


Piermarco Parracciani

Piermarco Parracciani nasce a Bracciano (Roma) nel 1981.

Sin dall’adolescenza ha iniziato ad avvicinarsi all’arte antica, moderna e contemporanea.

Ha frequentato in modo assiduo studi d’arte, gallerie e musei d’arte moderna e contemporanea a Roma e nel Lazio. Si appassiona al cinema d’autore e alla video arte.

Nel 2007 conseguirà la laurea magistrale in “Studi storici critici e teorici sul cinema e gli audiovisivi” presso l’Università di Roma Tre.

L’amore per le arti e la letteratura lo spingeranno a scrivere sempre di più sul cinema e l’arte contemporanea.

Il Caffè Letterario Libreria Mangiaparole di Furio Camillo diventerà la sua palestra di scrittura.

Gli anni post universitari sono stati dedicati alla ricerca di una dimensione lavorativa consona alla propria preparazione personale e culturale. La difficoltà di sperimentare sul campo le proprie capacità professionali lo portano anche a confrontarsi con giovani coetanei con cui condividere le medesime difficoltà. Proprio da tale confronto viene elaborata la sofferta tematica della disoccupazione e dell’inoccupazione riprese nel racconto “Outsider” che descrive il dolore di queste piaghe e il superamento di esse attraverso la fede, l’amore e il coraggio. Il racconto arriverà finalista al Premio letterario Mangiaparole e al Festival Internazionale di Roma Film Corto.

Nel 2017 si specializza con il Master of Art presso l’Università Luiss di Roma. Continua a scrivere di arte contemporanea in relazione al cinema. Realizzerà in qualità di curatore mostre collettive di arte contemporanea a Roma.

La lettura del “Trittico del cuore. Saper amare, saper soffrire, saper credere” dello scrittore del 900 Nino Salvaneschi lo porterà a maturare un rapporto sempre più profondo fra arte, fede, amore e dolore.

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