Paesaggi veienti tra archeologia e ricordi

logo-parco-vejoVi porto a scoprire un itinerario nei luoghi di Veio. Attraversando la via dei Campetti penso alle epoche antiche, alle guerre che ci sono state in questi territori.

Che brutto male che è la guerra! Non finisce mai ed è come un vortice imprevedibile che distrugge ogni cosa e lo vediamo ancora oggi.

Cerco di dimenticare questi tristi ricordi osservando l’amena vegetazione della campagna veiente e sento da lontano il rumore della Cascata della Mola.

Una enorme cascata d’acqua la più grande di tutto il territorio viene anche utilizzata per la produzione di energia idroelettrica.

Andando lungo il sentiero vedo lungo i margini della strada i resti di antiche tubature in terracotta che probabilmente erano state fatte dagli Etruschi per attingere l’acqua dalla cascata. Era un popolo di grandi ingegneri e questa ne è la dimostrazione.

Andare lungo il sentiero che porta verso la cascata è un’esperienza che mi porta anche verso altri ricordi di luoghi impervi e maestosi come il Grand Canyon del Colorado o all’impetuosità del fiume Aare in Svizzera.

La cascata domina su tutto il territorio come se fosse un grande gigante dal carattere forte ma al tempo stesso pacifico.

Eccomi arrivato ai piedi del grande salto d’acqua e osservando l’acqua che scende impetuosa mi ritornano in mente i ricordi della mia infanzia quando anche i miei compagni di scuola rimanevano strabiliati osservando questo capolavoro della natura.

C’era chi attraversava correndo velocemente il torrente che precedeva la cascata dimostrando agli altri compagni il proprio coraggio e gli altri gridavano: “Bella prova!”

Percorro la strada romana che mi porta al Tempio del Portonaccio.

Dai pochi resti dei blocchi di tufo che vedo penso sempre alle capacità ingegneristiche del popolo etrusco che non finiscono mai di stupirci.

Mi sembra di rivedere il Tempio Etrusco consacrato alla Dea Minerva in tutta la sua maestosità. Immagino di vedere il grande scultore etrusco Vulca mentre modella le grandi statue di Apollo, Ercole e Latona che oggi ritroviamo nel Museo Etrusco di Villa Giulia.

Queste grandi statue si muovono e ci parlano della maestria artistica del popolo etrusco.

Sembrano danzare davanti ai nostri occhi invitandoci alla contemplazione delle forme scultoree in movimento alla ricerca di una bellezza estetica ideale.

Sembra di vedere scolpito su di una lapide un messaggio indelebile: “Seguite sempre il vostro cuore ricercate la via delle virtù!”

Piermarco Parracciani


Piermarco Parracciani

Piermarco Parracciani nasce a Bracciano (Roma) nel 1981.

Sin dall’adolescenza ha iniziato ad avvicinarsi all’arte antica, moderna e contemporanea.

Ha frequentato in modo assiduo studi d’arte, gallerie e musei d’arte moderna e contemporanea a Roma e nel Lazio. Si appassiona al cinema d’autore e alla video arte.

Nel 2007 conseguirà la laurea magistrale in “Studi storici critici e teorici sul cinema e gli audiovisivi” presso l’Università di Roma Tre.

L’amore per le arti e la letteratura lo spingeranno a scrivere sempre di più sul cinema e l’arte contemporanea.

Il Caffè Letterario Libreria Mangiaparole di Furio Camillo diventerà la sua palestra di scrittura.

Gli anni post universitari sono stati dedicati alla ricerca di una dimensione lavorativa consona alla propria preparazione personale e culturale. La difficoltà di sperimentare sul campo le proprie capacità professionali lo portano anche a confrontarsi con giovani coetanei con cui condividere le medesime difficoltà. Proprio da tale confronto viene elaborata la sofferta tematica della disoccupazione e dell’inoccupazione riprese nel racconto “Outsider” che descrive il dolore di queste piaghe e il superamento di esse attraverso la fede, l’amore e il coraggio. Il racconto arriverà finalista al Premio letterario Mangiaparole e al Festival Internazionale di Roma Film Corto.

Nel 2017 si specializza con il Master of Art presso l’Università Luiss di Roma. Continua a scrivere di arte contemporanea in relazione al cinema. Realizzerà in qualità di curatore mostre collettive di arte contemporanea a Roma.

La lettura del “Trittico del cuore. Saper amare, saper soffrire, saper credere” dello scrittore del 900 Nino Salvaneschi lo porterà a maturare un rapporto sempre più profondo fra arte, fede, amore e dolore.

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