Marco Castracane: “Storia delle scuole dell’arte e dei mestieri a Roma” – Armando Editore

Marco Castracane Storia delle scuole dell'arte e dei mestieri a Roma - Armando EditoreIl testo descrive il percorso storico delle Scuole d’Arte a Roma, dalla fondazione della prima, creata dai pontefici alla fine del XVII secolo nel complesso del San Michele a Ripa in Trastevere, a tutto il panorama dell’istruzione popolare di base, sino al XIX secolo quando a Roma, come in gran parte del Paese, fu inserita nell’istruzione artigiana.


Si viene a scoprire che a Roma esistevano le “scuole notturne” di disegno e lingua italiana, ove si insegnava a disegnare, a scrivere e pronunciare alla toscana, riservata a giovani semianalfabeti che di giorno facevano i lavori più umili.

Queste scuole erano gestite in forma quasi privatistica, ma in ambienti di proprietà ecclesiastica, con docenti che esercitavano la libera professione iscritti ad un elenco professionale.

Molti dei migliori capomastri carpentieri che operavano nei cantieri romani provenivano da queste scuole e giunsero ad una tale considerazione da attirarsi l’attenzione degli architetti e degli ingegneri usciti da corsi di tipo universitario.

Con l’affermarsi del fascismo e del centralismo statalista le scuole di questo tipo furono viste come luoghi sovversivi e lentamente sostituite dagli istituti tecnici statali della riforma Gentile.

Nel dopoguerra, con la politica omologante che spesso ha contraddistinto il nostro paese, dalla grande tradizione delle scuole di arte e mestieri italiana e specificamente romana, è rimasta una presenza di tipo quasi privatistico con programmi e tipologia didattica, molto diversi dai cosiddetti istituzionali, ma ultima testimonianza di una grande tradizione di artigianato artistico e professionalità che nessuna scuola statale o regionale è in grado di svolgere.


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Marco Castracane

Marco Castracane è insegnante di storia dell’arte di restauro delle scuole d’Arte e Mestieri di Roma, da circa 20 anni, restauratore, esperto per i Tribunali di restauro e beni archeologici, scrittore, organizzatore di visite culturali e divulgatore naturale dei nostri beni storico-artistici, progettisti di Corsi sui Beni Culturali, esperto di turismo culturale.

Ha presentato tre disegni di legge per il riconoscimento della figura del restauratore ed uno a livello Regione Lazio, approvato, sulla figura del Maestro artigiano e sulla formazione artigiana.

Autore di numerosi articoli su riviste scientifiche specialistiche, ha pubblicato, nelle edizioni Armando Editore, “Gli italiani e l’arte” (2001).


Di seguito un estratto dal libro elaborato dal Prof. Marco Castracane

(…)
Questa scuola aveva una piccola biblioteca annessa e fu chiamata “Collegio Romano”.

Papa Gregorio XIII Boncompagni, alcuni anni più tardi, fece costruire il grande edificio che ancora oggi esiste, per contenere il Collegio Romano che si era molto ingrandito, Collegio che i Gesuiti diressero dal 28 Ottobre 1584 al 1773, anno della soppressione della Compagnia di Gesù e tornarono a insegnarci solo nel 1824, fino al 1870, quando il Governo Italiano confiscò il Collegio Romano destinandolo a sede del Liceo statale E. Q. Visconti e di altri istituti, tra cui il Museo Artistico Industriale.

Un altro fondatore del XVI secolo, Giuseppe Calasanzio, si occupò prevalentemente di scuole gratuite in lingua volgare. Egli cominciò nel 1597 a far scuola gratuita ai fanciulli poveri in Trastevere. Le sue scuole presero il nome di Scuole Pie o Piariste o semplicemente degli Scolopi e vi accedevano solo ragazzi con certificato di povertà rilasciato dal parroco.

Il loro insegnamento mirava anche a dare una certa preparazione professionale aiutando gli scolari a trovare un lavoro alla fine del percorso formativo.

Il corso elementare si strutturava su cinque classi: nella quinta si veniva delineando una differenziazione fra gli scolari che, all’età di circa 12 anni, potevano scegliere se studiare l’abbaco e lavorare come apprendisti o altro o se proseguire nel normale programma del latino.

E’ ai Fratelli delle Scuole Cristiane, fondati in Francia da G.B. De La Salle (1651-1719) nel 1684, che si deve la fondazione di vere e proprie scuole popolari. Il corso di studi comprendeva la religione e i tradizionali insegnamenti di base del leggere, scrivere e far di conto ma anche le arti meccaniche.

Ad una delle loro scuole a Piazza San salvatore in Lauro, si appoggeranno i Corsi serali per Artieri fondati da Pio VI Braschi, nel 1789, L’architetto Nicoletta Marconi La “prestigiosa collazione delle macchine del Zabaglia” e la “scuola” di meccanica pratica della Fabbrica di San Pietro , in Sapere e saper fare a Roma, ai tempi di Zabaglia, Roma, 2008) insegnante di restauro architettonico presso l’Università di Tor Vergata e la collega Angela Marino docente alla facoltà di Architettura de L’Aquila, sono convinte che la predetta scuola fondata da Pio VI e più tardi a lui dedicata, sarebbe la naturale continuazione della “Scuola di Meccanica” per restauratori di mosaici della Basilica di san Pietro, fondata da Nicola Zabaglia nel 1720.

Di questa scuola testimoniava Monsignor Renazzi, grande ammiratore del capomastro della Basilica Vaticana, nel libro che pubblicò nell’800 sui sistemi di sollevamento di grandi strutture architettoniche inventati dallo Zabaglia (Castelli e Ponti, Roma, 1824).

Nonostante l’espansione della congregazione dei Fratelli delle scuole Cristiane, cui il papa aveva demandato espressamente la realizzazione di corsi per “capimastri” restauratori dell’edilizia, le congregazioni più diffuse, nel XVI e XVII secolo furono soprattutto i Gesuiti e gli Scolopi che dirigevano la maggior parte delle scuole in tutta Italia.

A Roma, le scuole artistiche del San Michele che, come dicevamo, all’esordio si occupavano di formare artigiani, addestrati nell’incisione, nella fusione del rame, nella scultura, nella pittura, nella tessitura dei filati, nella decorazione in stucco e in mosaico, nella musica e nella stampa dei libri, si svilupparono costantemente sin all’800, quando monsignor Antonio Tosti che nel 1830 assunse la presidenza dell’Istituto, le riorganizzò con un’impostazione volta ad ampliarne i settori d’insegnamento e le officine.

La novità della funzione sociale della “cittadella” del San Michele fu però nell’impronta educativa, oltre che correttiva, tesa a lasciare appunto nei giovani ospiti di famiglie povere che devono imparare un mestiere, la conoscenza pratica di un’attività artigianale, tanto da potersi mantenere da soli, una volta completati i corsi.
Sotto il suo impulso, l’Istituto si trasformò lentamente in una fucina accademica di artisti; un momento di splendore mai più raggiunto più tardi anche quando la direzione passò a monsignor Mastai Ferretti, poi divenuto papa col nome di Pio IX .

Nell’Istituto quindi, all’originaria funzione di ricovero e correzione dei soggetti sociali più deboli, si era quindi affiancata sempre più quella formativa, mediante l’istituzione di vere e Scuole di Arti e Mestieri e l’avvio delle predette manifatture che ebbero grande floridezza fino alla presa di Roma del 1870, tra le quali si distinguevano il lanificio, istituito sin dal 1703, l’arazzeria, la stamperia ed una Scuola per arti liberali, in cui insegnarono personalità artistiche di rilievo del tempo.

Il direttore, Monsignor Tosti, con la collaborazione del Canova, ma soprattutto grazie ai legami con l’Accademia di S. Luca, fece partecipare al programma didattico personalità come Luigi Poletti, architetto direttore dei restauri della basilica di S. Paolo, Adamo Tadolini, famoso scultore allievo del Canova e soprattutto Vincenzo Camuccini, figura di riferimento per la formazione accademica neo-classica a Roma e noto restauratore.

Con l’Unità d’Italia iniziò per il San Michele un inevitabile declino, caratterizzato dall’interruzione delle attività assistenziali, non più sostenute dai benefici papali.

Per quanto riguardava l’istruzione di base per i fanciulli, cui il papato era stato particolarmente sensibile, in quanto da essa derivava la base anche della formazione cristiana, come abbiamo accennato sopra, altre organizzazioni si erano occupate di questo tipo fondamentale di servizio pubblico. Il Moroni, nella sua nota opera enciclopedica (Dizionario di erudizione, ecc.) affermava che i luoghi più antichi a Roma per l’istruzione di base erano le Scuole Regionarie, il cui nome derivava da quello dei Rioni di Roma (che in latino erano si dicevano Regiones), delle quali ve ne era una ogni antico Rione.

Il Senato Romano, istituzione laica che gestiva l’amministrazione corrente, stipendiava i cosiddetti “Maestri Regionari”. Essi venivano pagati con “un Paolo al giorno per cadauno” (studente), ma al sabato esigevano invece un baiocco, sempre per ogni studente. I Maestri Regionari, occupandosi dell’educazione elementare o “primaria” come si diceva allora, forti di essere unici nella loro attività, pensavano di avere l’esclusività.

Quando S. Giuseppe Calasanzio nel 1597 aveva introdotto a Roma, la prima scuola di lettura e scrittura completamente gratuita per i poveri, venne perseguitato da essi, ma il santo, grazie all’aiuto di papa Clemente VIII Aldobrandini riuscì a fondare le Scuole Pie, vicino a piazza Navona e in Borgo, vicino alla basilica di S. Pietro.

Alessandro VII Chigi nel 1657 istituì anche le scuole pontificie delle Maestre Pie, per educare a leggere, a scrivere anche le fanciulle, oltre ad insegnare loro le attività idonee ad una donna e ad apprendere il catechismo.
Nel 1702 furono introdotti a Roma anche gli istituti delle “Scuole Cristiane” che insegnavano ai giovani, oltre che a leggere, a scrivere e il catechismo, anche i principi del disegno e dell’aritmetica.

Nell’800, le scuole dei Maestri Regionari erano considerate alla stregua delle moderne scuole private parificate presenti nell’attuale ordinamento scolastico italiano, tanto che Carlo Odescalchi” le regolamentò nuovamente attraverso un “Regolamento delle scuole private elementari”, vietandone l’apertura di nuove, senza autorizzazione del governo pontificio.

In quello stesso periodo, risultavano operative a HYPERLINK “http://it.wikipedia.org/wiki/Roma” Roma ben 240 scuole di Maestri Regionari, di cui 60 per l’infanzia e 180 riservate alle bambine e alle ragazze dai cinque anni di età in poi.

LE SCUOLE DEI PADRI DOTTRINARI
e la sede storica della Scuola Nicola Zabaglia

A causa dell’interruzione della presenza delle scuole dei gesuiti a Roma, al papato si presentò l’opportunità di far aprire delle scuole ad un altro ordine, sorto come altri, a seguito del Concilio di Trento, quello dei padri Dottrinari.

Lo storico Gaetano Moroni, nel suo celebre “Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica da San Pietro ai nostri giorni”, ci ricorda che Paolo III nel 1539 aveva riconosciuto una confraternita romana detta dei Dottrinari, congregazione “pia” in cui era ammesso “ogni ceto di persone, massime artisti che lavoravano il legno”.

La confraternita era stata fondata a Roma da un nobiluomo milanese, il conte Marco de Sadis Cusani, che aveva creato delle scuole pubbliche gratuite ove si insegnava soprattutto la dottrina cristiana, istituti che ebbero aiuti e privilegi anche da papa Gregorio XIII ed essa fu elevata al grado di Arciconfraternita, intitolata a San Giuseppe falegname.

Era composta da uomini e donne, da falegnami, mercanti del legno, tornitori, intagliatori ed ebanisti e fu la prima delle Università Artistiche di Roma. L’Arciconfraternita, istituì subito una Scuola di Disegno contigua al proprio oratorio di S. Agata nel Rione Trastevere, per i figli e nipoti dei confratelli, perché apprendessero l’arte dei loro parenti maggiori.

Nella scuola della Confraternita, i giovani erano ammessi allo studio del disegno, la mattina del Giovedì e alla Domenica.

Benedetto XIII Orsini nel 1725 chiamò a Roma da Avignone i Padri Dottrinari, fondati nel ‘500 in Francia dal sacerdote Cesare De Bus e nel 1726 il papa Benedetto XIII (Moroni, Dizionario di erudizione storico ecclesiastica, Roma, 1840, pag 256, 257 e seg.), affidò loro la sede di Sana Maria in Monticelli, di fronte a quella di San Paolo alla Regola, ove aprirono ben tre scuole, accanto ad un oratorio che dipendeva da S. Andrea della Valle.

Nel 1738 papa Clemente XII Corsini affidò ai Dottrinari un’ingente somma affinché riservassero le loro scuole ai fanciulli del quartiere Regola che secondo il pontefice “abbisognava di istruzione morale e religiosa”. Il papa successivo, Benedetto XIV Lambertini, forse uno dei papi più lungimiranti dell’epoca, nel 1747 riunì definitivamente i Dottrinari con i loro confratelli dell’Arciconfraternita romana fondata dal lombardo De Sadis Cusani che già gestiva la scuola in via degli Avignonesi, a Trastevere, nel convento di S. Agata.

A quel tempo i Dottrinari gestivano ben cinque scuole a Roma e la scuola sita nei pressi di San Paolo alla Regola venne migliorata introducendo come materia le “umane lettere”, con tre maestri per duecento allievi. In quella occasione il Senato tolse ai Maestri Regionari il monopolio delle scuole primarie ed essi venero messi alle dipendenze del Rettore de La Sapienza.

Nel 1819, un intagliatore del legno particolarmente intraprendente, il romano Giacomo Casoglio, istituì le “Scuole Notturne gratuite”, per insegnare ai giovani lavoratori la dottrina e il leggere, lo scrivere, far di conto e imparare il mestiere di artigiano. La Scuola fu aperta in via Giulia, vicino a quella dei Dottrinari, nei pressi di Palazzo Farnese.

Nello stesso anno il padre cappuccino Andrea Giannoli diede alla predetta scuola una nuova sede presso la Chiesa di San Nicola degli Incoronati, sempre nei pressi di Via Giulia. Alla morte del fondatore Giacomo Casoglio, nel 1823, l’avvocato Michele Gigli trovò i finanziamenti per istituire definitivamente le “Scuole Notturne di Religione” per far diventare sempre “più cristiani” i giovani popolani che le frequentavano.

In esse i fanciulli poveri venivano ammessi all’età di 5 anni, con un permesso scritto del Parroco.

Nel 1841 il Cardinal Vicario pubblicò l’Ordinamento del pio istituto delle scuole notturne di religione dei poveri artigiani”. Come abbiamo già visto, questi corsi creati per i fanciulli poveri che dovevano perfezionarsi in artigianato, iniziavano ad ora tarda, la mezzanotte, reca scritto nel Regolamento, ma forse si effettuava il calcolo delle ore in maniera diversa da oggi.

Sappiamo per esempio che il regolamento postale italiano divideva in linea di massima la giornata in modo diverso che in Francia ove la suddivisione era uguale al sistema attuale, cosicché le ore 24 menzionate nel regolamento dovrebbero corrispondere alle odierne prime ore dell’alba.

Il regolamento affermava che per due giorni a settimana, oltre che allo scrivere e leggere e seguire la dottrina, si apprendeva anche l’ortografia e l’aritmetica e in alcune scuole si appendeva anche il disegno, l’ornato e la geometria applicata alle arti. Questi corsi erano divisi in tre annualità.

La solenne apertura della nuova scuola notturna a Santa Maria in Monticelli, si ricava dal N° 60 del “Diario di Roma”, alla data del 22 Luglio 1847, apertura celebrata da Monsignor Valentini e dal Canonico Panzieri, il quale aveva trovato un finanziamento da parte dell’Università dei Vaccinari, in cambio dell’utilizzo della chiesa di san Bartolomeo per le celebrazioni di quella istituzione.

Nel 1841 papa Gregorio XVI consentì ai Padri Dottrinari di fondare anche a Marino, nei dintorni di Roma, una succursale della Scuola di S. Maria in Monticelli da cui derivò, con l’Unità d’Italia, l’attuale Liceo Artistico Statale di Marino.

In quello sesso anno papa Pio IX Mastai Ferretti, ad imitazione dei Municipi del Nord Italia, riformò il Comune di Roma, conferendogli vasti compiti nel campo educativo dell’“istruzione pubblica tanto popolare, ed elementare dell’uno e dell’altro sesso, quanto superiore”.

Nel N° 217 della Gazzetta di Roma del 1848 si menzionava una premiazione dei giovani artigiani delle scuole notturne, con la presenza straordinaria del famoso abate Antonio Rosmini.

Nel N° 212 del Giornale di Roma, in data 1852, si trova la menzione di una festa celebrata a Palazzo Braschi, in cui intervengono degli alunni degli “asili per minorenni” di Roma, nuova dizione degli studenti delle scuole inferiori, tra cui quelli del convento di Sana Maria in Monticelli. Nell’occasione il prelato che celebrava la festa riunì detti fanciulli nell’Asilo per minorenni della Regola, regalando ad ognuno una medaglia con l’effige della Vergine Maria.

Dopo tale notizia, della scuola dei Dottrinari di Santa Maria in Monticelli, a causa delle vicissitudini risorgimentali, non si hanno più notizie sicure, ma si sa che la scuola, come tutte quelle controllate dalla Commissione per le scuole notturne del Vicariato, subì una trasformazione nella direzione di incrementare l’educazione religiosa e diminuire quella tecnico professionale.

Con la Repubblica romana del 1849, infatti, dagli ambienti di queste scuole, erano provenuti numerosi aderenti alla Repubblica contro il potere papale, tra cui lo stesso direttore della rivista L’Artigianello, che al ritorno del papa venne arrestato e condannato.

Nel Rapporto sulle scuole notturne, stilato nel 1852, dalla Commissione, si riteneva che dette scuole fossero divenute pericolose, perché avevano raggiunto un livello di qualità troppo elevato ed inutile per i popolani che si mettevano in testa idee pericolose se non rivoluzionarie.

Si era predisposto quindi a trasformarle in scuole poco più che elementari e di imporre che ad insegnare fossero solo i religiosi (R. Sani, Le scuole notturne per gli artigiani nella Roma Pontificia, Roma, 2008) e di porle sotto il controllo del Pio Istituto di S. Spirito.

Nell’elenco del 1852, la scuola presso i padri Dottrinari non è più menzionata, sostituita da una consimile sotto il controllo del Pio Istituto di S. Spirito a Via delle Zoccolette, a soli 100 metri di distanza, ove stava per sorgere anche l’ospedale pediatrico Bambin Gesù. Con la Congregazione_dei_Padri_della_Dottrina_Cristiana” \o “Congregazione dei Padri della Dottrina Cristiana” padri dottrinari , come avvenne per la scuola per artieri di Marino e di molte altre scuole religiose.

Lo Stato, dopo la presa di Roma, espropriò nel 1873 il Convento di Santa Maria in Monticelli e qualche anno più tardi, nel 1878, cedette al Comune di Roma una parte di esso, in forza dell’art. 20 della Legge 7 Luglio del 1866 (una delle leggi dette “Eversive”) che imponeva agli enti espropriatori, le cosiddette Giunte per la Liquidazione dell’asse Ecclesiastico dei vari territori, di cedere per usi pubblici, ai Comuni e alle Provincie, i conventi e le chiese espropriati.

La Congregazione dei Dottrinari venne sciolta come Ente di diritto pubblico, considerato come soggetto con autonomia finanziaria, rimanendo però in attività le numerose case che la congregazione aveva all’estero e le strutture ancora appartenenti alla Arciconfraternita come ad esempio quella che affacciava a fianco della loro chiesa di S. Maria in Monticelli.

La Giunta per la Liquidazione tenne la proprietà della chiesa dei Dottrinari e la parte più cospicua del Convento per dare entrambe in uso gratuito alla Parrocchia esistente presso la chiesa.

In essa gli ex Dottrinari, divenuti per lo Stato italiano dei preti diocesani, continuavano ad esercitare le messe e le attività catechistiche, mentre una parte dell’edificio fu attribuita in uso “pro tempore” alla stessa ex Casa Generalizia dei Dottrinari, in attesa che se ne chiarisse la situazione giuridica.

La congregazione italiana, quindi, continuò a risiedere quindi a S. Maria in Monticelli, ove i dottrinari furono riconosciuti ufficialmente dallo Stato Italiano solo dopo la seconda guerra mondiale (1947).

LA SITUAZIONE SCOLASTICA DOPO IL 1870 E LE SCUOLE PER ARTIERI

Come abbiamo visto, sino alla fine del potere temporale dei papi, il sistema scolastico a Roma era abbastanza sviluppato, tanto che in città il tasso di analfabetismo era inferiore alla media italiana e nel 1841 gli iscritti alle scuole elementari erano 8.910, e aumentarono a 20.496 nel 1870.

Con l’applicazione nella capitale della legge Casati sulle Scuole Pubbliche del 1859, il Comune si appropriò del controllo delle scuole primarie ex religiose e moltiplicò gli sforzi per trovare nuove sedi: dalle 41 scuole del 1871 si passò così alle 111 del 1901.

La legge stabiliva per le elementari, due cicli gratuiti, uno di tre anni, obbligatorio per tutti e uno successivo, di tre anni per i grandi centri urbani, sempre gestiti dai Comuni, quindi il percorso formativo si biforcava, con una scelta senza alternative, tra un ginnasio quinquennale che trovava il suo naturale compimento nel liceo statale di tre anni, ovvero l’istruzione tecnica.

Questa ultima prevedeva una scuola tecnica di tre anni, affidata ancora ai Comuni e un Istituto Tecnico, anch’esso di tre anni, di competenza statale, articolato in diverse sezioni, comprendenti le scuole per operai e in generale l’istruzione tecnica e dipendenti dal Ministero dell’Agricoltura che si vedeva attribuite le deleghe anche del Commercio e dell’Industria (1861).

In Italia furono 18 Istituti Tecnici Governativi, 24 Istituti Tecnici e Scuole Speciali gestiti dai Comuni, di cui 10 di Arti e Mestieri e sempre grazie ai Comuni, continuarono a incrementarsi le scuole di officina e di apprendisti tecnici.

Il Ministero dell’Agricoltura, Industria e Commercio creò nel 1865 delle Giunte Regionali di Vigilanza che avevano il compito di tenere i rapporti tra le scuole tecniche e le Amministrazioni locali con gli imprenditori, per focalizzare le varie specializzazioni (29 di numero), nei settori trainanti del lavoro.

Le spese di gestione di dette scuole erano ripartite per due quinti allo Stato e tre quinti ai Comuni, Opere Pie, Associazioni Industriali e Commerciali, privati benefattori, ecc.

Nel 1880 con la Legge Miceli, l’Istruzione Professionale controllata dal Ministero dell’Agricoltura che ne approvava anche la fondazione, venne divisa tra Scuole d’Arti e Mestieri per adulti, giovani ed operai, onde fornirli di nozioni atte al lavoro, Scuole d’Arte Applicata all’Industria, Scuole Speciali di Mestiere e Scuole Femminili.

E’ presso una suola come queste, la “Scuola Serale Complementare di Disegno per gli Operai” che nel 1893 il celebre restauratore Alfredo Casagrande Stano, autore, nel primo ‘900, della maggior parte dei restauri dei mosaici medievali di Roma, frequentò i corsi della durata di tre anni a Frascati, nell’odierna Via Panizzi. (Marco Castracane, Restauratori e Restauri in Archivio, Firenze, 2002).

A Roma la maggior parte delle trasformazioni dei conventi in scuole pubbliche, avvenne intorno al 1875 e si protrasse fino al 1887.

L’idea di creare delle scuole pubbliche di disegno per artieri a Roma, fu promossa dal nobile Baldassarre Odescalchi il quale, appena tornato nel 1870 dall’esilio inflittogli dal papa, fu nominato presidente dell’Associazione Artistica Industriale.

Il nobiluomo, la cui famiglia si distingueva per l’aiuto agli artisti dell’epoca, voleva creare insieme al famoso orefice Augusto Castellani, un Museo Artistico Industriale, sull’esempio di quelli già esistenti a Londra e a Vienna.

L’Iniziativa fu recepita dal Municipio di Roma pochissimi anni più tardi, così il 1° marzo 1874, nei locali dell’ex-convento di San Lorenzo in Lucina, in Campo Marzio, l’Odescalchi inaugurò il nuovo Museo Artistico Industriale di Roma.

Nelle pubblicazioni curate dal Comune di Roma degli ultimi anni dell’800 sulle scuole della città, si riporta che nel 1871 fu istituita dal Municipio di Roma una scuola serale maschile di disegno per artieri nel Rione Colonna, a S. Andrea delle Fratte, presso il Convento dei Minimi che vi rimase con varie vicissitudini una quindicina d’anni, chiamata semplicemente la “n.1”.

La scuola suddetta era la continuazione naturale della vecchia scuola notturna fondata nello stesso convento sin dal 1847 dal parroco monsignor Piazzoli. L’iniziativa fu anticipata sulla rivista “L’Artigianello, giornale morale religioso e istruttivo”, rivista per i giovani artigiani da lui diretta sin dalla sua fondazione nel 1844, promossa da un parente dell’avvocato Gigli.

L’altra, la “n.2”, nacque lo stesso anno, nel Rione Regola, nel Convento dei Dottrinari di S. Maria in Monticelli alla Regola, unita alla succursale della Scuola Comunale di Via del Moro in Trastevere, fondata in quegli stessi anni e conosciuta come Istituto Romano per l’Istruzione Popolare, ma la scuola della Regola cambiò diverse volte sede, da Via di S. Paolino alla Regola 43, a Piazza Trinità dei Pellegrini 34, a Via dei Giubbonari 41, a Via dell’Arco del Monte 99, a seconda delle richieste di iscrizioni e all’ampiezza delle aule. La scuola ritornò definitivamente nel Convento dei Dottrinari all’inizio del ‘900.

Dal 1884 questa scuola, in seguito ad un articolo dello storico B. Magni pubblicato sulla rivista “La Scuola Romana” del 1° Maggio 1883 (Basilio Magni, Maestro Niccola Zabaglia in La Scuola Romana, anno I maggio 1883) e al benestare del sindaco Leopoldo Torlonia, venne ufficiosamente intitolata al capomastro vaticano Nicola Zabaglia (Guida Monaci del 1885), celebre direttore, nel ‘700, dei “Sampietrini”, operai restauratori della Basilica di S. Pietro, mentre l’altra, la “n.3”, nata nel 1875, fu intitolata al medico biologo Ettore Rolli già direttore dell’Orto Botanico di Roma e venne situata nel rione Monti, in Via Vittorino da Feltre.

Essa venne trasferita poi a Via Urbana 35, quindi a Via Farini 33, ma dopo la seconda guerra mondiale, fu spostata a Via La Spezia 23, presso una scuola di proprietà del Comune di Roma e quindi in Via Macedonia 120, nel quartiere Appio Latino.

La predetta scuola Nicola Zabaglia, esistente come istituto di insegnamento popolare nel Convento della Regola sin dal XVIII secolo, era la più frequentata, essendo la naturale continuazione dei corsi preunitari e venne dotata di due succursali, una a Via dei Genovesi 31, a Trastevere e l’altra a Via Galvani 10 a Testaccio, negli edifici che oggi appartengono all’Istituto Professionale “Edmondo De Amicis” e dove ha sede anche l’Associazione Nazionale Alpini.

Negli anni ’30, durante il periodo in cui era in funzione la succursale di Via Galvani, gli edifici della scuola erano posti dal lato più lungo, sulla Via Zabaglia, proprio il nome che era stato dato alla strada dal Comune alla fine del secolo precedente.

Più tardi, dal 1940 al 1980, riconfermata la sede originale alla Regola, presso l’ex convento di S. Maria in Monticelli, alla scuola fu aggiunto anche il nome Galileo Ferraris, il celebre scienziato dell’800, inventore del motore a corrente alternata e l’istituto cominciò ad occuparsi della formazione di operai specializzati dell’edilizia e di elettricisti (Rivista Capitolium – Roma Oggi, anno 1962).

Molto più tardi, nel 1967, venne creato dal Ministero della Pubblica Istruzione, il nuovo Istituto Tecnico Statale Galileo Ferraris, nel quartiere di Monteverde, mentre la Scuola Zabaglia rimase del Comune di Roma, pur mantenendo, almeno per un decennio, il doppio nome Zabaglia-Ferraris.

Le scuole per artieri fondate alla fine dell’800 a Roma, erano sovrapponibili, come molte altre esistenti in Italia, a quelle per artigiani poste sotto il controllo diretto del Ministero dell’Agricoltura, Industria e Commercio e rispondevano come abbiamo visto, soprattutto alle esigenze della popolazione operaia situata nei quartieri popolari del vecchio centro di Roma.

I corsi erano quindi una specie di scuole per l’Avviamento Professionale, tipologia di scuole, quest’ultime, che vennero introdotte in Italia con la riforma Gentile.

I responsabili scolastici del Comune notarono presto che tra gli allievi dei vari corsi per artieri vi erano livelli differenti di preparazione culturale e perciò provvidero a raccogliere quelli di cultura più elevata in una sola delle tre scuole comunali esistenti, ove fu organizzato un tipo di insegnamento più specialistico e si mantennero le altre due scuole al livello più consono per degli aspiranti artieri.

Fu così che nel 1885 si procedette alla realizzazione della “Scuola Preparatoria per le Arti Ornamentali” che doveva tenere il passo con altre istituzioni similari del Nord Italia, diffuse soprattutto in Veneto e in Lombardia, promosse soprattutto dalle Pie Società Operaie.

La consimile scuola di Roma, preparatoria per le Arti Ornamentali, venne inaugurata vicino a Piazza di Spagna, in Via San Sebastianello n. 16 al secondo piano.

La sua denominazione ufficiale fu “Scuola Preparatoria al Museo Artistico Industriale”, in riferimento al predetto museo creato oltre che per volontà di Baldassarre Odescalchi, anche su insistenza della stessa Associazione Artistica Industriale, istituzione allora piuttosto importante.

Il nome della scuola riportava il primitivo scopo di fornire le basi per accedere alle Scuole di Arti Applicate create all’interno del Museo sin dal Gennaio del 1876, una sorta di Accademia Superiore di Belle Arti. Nel 1887 la sede della Scuola venne trasferita a Via di San Giacomo (ex Via degli Incurabili), nei locali di un antico palazzo del XVII secolo, ove si trova tutt’ora.

Il Museo Artistico Industriale per poter mantenere le sue scuole specialistiche, abbandonò il Convento di San Lorenzo in Lucina a Campo Marzio, troppo angusto e si spostò per alcuni anni a Via Capo Le Case e qualche anno più tardi si trasferì nell’ex Collegio Romano dei Gesuiti.

Più tardi, nel 1918, il Museo fu spostato nella sede dell’Istituto Tecnico Galileo Galilei in Via Conte Verde, ma i materiali espositivi vennero man mano dispersi tra i principali musei comunali di Roma e il Museo venne chiuso.

Le rimanenti scuole inferiori per artieri, erano divise tra tre professioni diverse, perciò nel 1886, quando la seconda scuola artieri prese il nome Nicola Zabaglia, la Giunta Municipale su proposta della Direzione Municipale delle Scuole di Disegno, approvò tre distinti programmi: uno per gli specialisti delle murature, uno per le arti legate al legno e una terza per le arti meccaniche e metalliche. I corsi erano di 4 anni per i muratori che diventavano così capomastri e contabili dell’edilizia, mentre i programmi per il legno prevedevano solo tre annualità, alla fine delle quali si diventava esperti intagliatori.

Il corso di meccanica si svolgeva invece in 4 anni, alla fine dei quali si diventava esperti di metallurgia, in grado di disegnare tutti quei meccanismi che poi si dovevano creare autonomamente.

L’insegnamento era essenzialmente pratico e un giorno solo la settimana si ascoltavano delle conferenze su argomenti specialistici.

Ai più meritevoli venivano donati libretti di risparmio con piccole somme. Vi era un unico direttore a capo delle tre scuole, responsabile della didattica, coadiuvato da un segretario e da uno scrivano. A ciascuna scuola era aggiunto un corso preparatorio annuale che col tempo fu reso addirittura biennale che comprendeva anche nozioni di matematica e di geometria.

Per le spese ordinarie provvedeva il Comune, per quelle straordinarie si attingeva agli assegni del Ministero dell’Industria, Commercio e Agricoltura e al lascito di Ettore Rolli, il predetto medico mecenate associato all’Accademia dei Lincei, nonché direttore dell’Orto Botanico e in seguito divenuto celebre per lo studio completo di tutta la flora romana. Vi era inoltre una commissione direttiva di controllo e una sottocommissione operativa, composta da personalità eminenti nelle varie discipline.

Le lezioni cominciavano a Ottobre e si chiudevano a fine Maggio. Il sabato e i giorni festivi erano di vacanza. All’interno delle scuole si conservavano numerosi modelli di vari materiali e opere d’arte per gli esercizi didattici e numerosi strumenti di fisica, ancora oggi visibili.

Nel 1889, essendo state aperte altre scuole con la funzione di succursali delle prime, alcune classi cominciarono a restare vuote e perciò si decise di aprire altre scuole preparatorie al corso normale e grazie a questa innovazione le aule si riempirono nuovamente di studenti.

Dalle statistiche di fine ‘800 si può notare che su una variabile annua di iscritti che si aggirava tra i 300 sino ai 500 alunni, solo un 15% riuscivano a prendere il diploma.

LE RIFORME SCOLASTICHE DEI CORSI PROFESSIONALI SINO AD OGGI

Il R.D. del 21 Giugno 1885, riordinò il settore dell’istruzione professionale dipendente o finanziate dal Ministero dell’Agricoltura, Industria e Commercio, con l’istituzione delle scuole pratiche, delle scuole superiori di agricoltura, delle scuole speciali e le Scuole industriali, le scuole di arti e mestieri, scuole agrarie, scuole nautiche, scuole d’arte applicata all’industria, scuole di disegno industriale, scuole professionali femminili.

Le scuole artistiche industriali erano essenzialmente scuole di disegno e comprendevano:
a) scuole di disegno per operai; b) scuole con insegnamenti speciali di disegno e di modellazione; c) scuole superiori d’arte applicata industriale.

Con la Legge Nitti del 1912 e il successivo Regolamento del 1913 che provvedevano di riordinare tutte le scuole professionali finanziate dal Ministero di Agricoltura, si cercò di frenare il proliferare delle scuole professionali promosse dagli enti locali e si creò un vero e proprio sistema scolastico parallelo, a quello gestito dal Ministero della Pubblica istruzione, ma controllato dal Ministero dell’Agricoltura, Industria, ecc.

Nell’art. 2 della legge si afferma che: “L’insegnamento professionale è impartito in scuole di 1° grado o scuole popolari operaie per arti e mestieri e in scuole di 2° e di 3° grado” – “Il ministro di agricoltura, industria e commercio prenderà opportuni accordi con gli altri ministri competenti, affinché nel reclutamento della mano d’opera per lavori da eseguirsi per conto dello Stato e di altre pubbliche amministrazioni, siano, a parità di condizioni e requisiti, preferiti i licenziati dalle scuole professionali di 1° grado”. Solo alle scuole di 3° grado veniva permesso di rilasciare un diploma di perito industriale e la possibilità di iscriversi agli albi specifici.

Le scuole professionali vennero suddivise quindi in scuole di primo grado o scuola popolare operaia per arti e mestieri e in scuole di secondo e terzo grado. Le scuole triennali di primo grado impartivano “la cultura elementare e professionale che serve di razionale avviamento alle arti e mestieri” e si ponevano a metà strada fra le scuole tecniche e il corso popolare elementare (5a e 6a classe).

Nell’art. 9 si affermava: “E’ istituito in Roma un Istituto nazionale d’istruzione professionale che sarà ordinato secondo le norme della presente legge e del relativo regolamento. Il Museo artistico industriale di Roma passa a far parte del nuovo Istituto”.

Come si evince dal testo, con l’aumentare dei fondi elargiti dai Ministeri, le scuole per arti e mestieri di spettanza comunale, un passo alla volta entrarono sotto il controllo dello Stato centrale.

Infatti nell’art. 6 si afferma: “Il numero degli insegnanti e del personale di ciascuna scuola è determinato da una pianta organica approvata dal ministro. La stessa pianta organica stabilisce quali siano le cattedre e gli uffici che comportino la nomina stabile e quali siano da affidare per incarico. Gli stipendi del personale e i relativi aumenti gravano sul bilancio della scuola e sono garantiti dallo Stato”.

Nell’ art. 8 si afferma però: “Con le norme da stabilire nel regolamento potranno costituirsi speciali consorzi tra Comuni, Province, Camere di commercio ed enti morali, per la fondazione, gestione e sorveglianza di più Istituti di istruzione professionale.

I contributi delle Province, Comuni e Camere di commercio partecipanti al Consorzio, devono essere deliberati e resi esecutivi a norma di legge”.

Nell’art. 15 si afferma: “Con regolamento da approvare con R. decreto, su proposta del ministro di agricoltura, industria e commercio, saranno stabilite le norme generali per la costruzione e le attribuzioni del Consiglio di amministrazione delle scuole professionali, per la gestione amministrativa, disciplinare e didattica di esse, per la nomina e la carriera degli insegnanti e del personale di direzione e di amministrazione delle scuole stesse. Sono abrogate tutte le disposizioni che siano contrarie alla presente legge”.

Con la successiva Riforma Gentile, le suole professionali come quelle per gli artieri non furono accolte nell’Istruzione Secondaria del Ministero della Pubblica Istruzione, ma continuarono a essere controllate dal Ministero dell’Economia, così come le scuole operaie e di tirocinio, gli istituti industriali, gli istituti commerciali, le scuole minerarie e quelle per l’agricoltura, distinguendole tutte dall’Istruzione Tecnica.

Di competenza del Ministero dell’Istruzione, nel campo professionale rimaneva soltanto la HYPERLINK “http://it.wikipedia.org/wiki/Scuola_di_avviamento_professionale” \o “Scuola di avviamento professionale” scuola complementare di avviamento professionale , alternativa e scuole come il Ginnasio Inferiore (futura Scuola Media).

Nell’ambito di questa riforma, il Regio Decreto dell’Ottobre del 1923 creava un settore della scuola industriale, controllata dal Ministero e finanziata da consorzi di Comuni e Province, esclusivamente per gli operai occupati nel lavoro. Nacquero così corsi regolari divisi in “scuole ad orario diurno o
serale o festivo” e “scuole di integrazione ad orario ridotto per apprendisti operai”, di durata triennale o quinquennale, per ragazzi con almeno 14 anni di età.

Sempre con la Riforma Gentile, le scuole di insegnamento industriale furono ripartite in Scuole di Avviamento al Lavoro, triennali, Scuole di Tirocinio biennali e successive alle prime, Scuole Professionali Femminili, Scuole Industriali triennali atte ad ottenere una qualifica e Istituti Industriali, quinquennali, atti a formare i “quadri” dell’industria, nati come Istituti Tecnici Regi, disciplinati con il Regio Decreto n.1054 del HYPERLINK “http://it.wikipedia.org/wiki/6_maggio” Maggio del HYPERLINK “http://it.wikipedia.org/wiki/1923” 1923 .

Tra il 1928 e il ’29 gran parte di queste scuole passano sotto il controllo del Ministero dell’Istruzione. Giuseppe Bottai, quando era ministro, nel decennio precedente alla guerra, cercò di riformare questo settore scolastico dando una diversa sistemazione alle scuole artigiane e professionali, introducendo il lavoro manuale solo nelle ultime due classi, ma lo scoppio della guerra gli impedì il progetto.

Quelle ancora esistenti presso l’ex Convento di S. Maria in Monticelli, accessibili dal portone accanto alla Nicola Zabaglia, passarono allo Stato e dopo la seconda guerra mondiale vennero chiuse, ma nell’edificio, in attesa delle riforme delle scuole professionali, i corsi per artieri del Comune rimasero in attività, come altri similari in alcuni comuni dell’Italia del Nord.

Con la legge 1859 del 31 Dicembre del 1962, si stabilì che i corsi secondari inferiori delle scuole d’arte, degli istituti d’arte e dei conservatori di musica venivano trasformati in scuole medie statali, ma le scuole d’arti e mestieri del comune non ricaddero per fortuna in questa fattispecie.

Con la creazione delle Regioni, dando seguito all’art. 117 della Costituzione Repubblicana, con la legge n. 3 del 2001, lo Stato ha riconosciuto alle Regioni, competenze relative all’”istruzione artigiana e professionale e assistenza scolastica”.

Oggi le Scuole d’Arti e Mestieri sono divenute scuole serali per adulti e sono tra le poche in funzione in Italia dove le a arti si imparano essenzialmente con la pratica, sotto la direzione di professionisti del settore. Oltre alle 4 Scuole del Comune di Roma, in Italia si annoverano quella di
Arti e Mestieri del Comune di Vicenza, fondata nel 1858, gestita in collaborazione con la Camera di Commercio, la Scuole d’Arti e Mestieri F. Bertazzoni del Comune di Suzzara, nata nel 1877 e attualmente finanziata dalla Regione Lombardia, quella più recente della Regione Marche con sede a Cingoli (Macerata), le due esistenti a Milano e cioè la Società di incoraggiamento Arti e Mestieri e la Scuola superiore d’Arte applicata all’Industria del Castello Sforzesco del Comune e della Camera di Commercio, fondate rispettivamente nel 1838 e 1882. Sempre a Milano, dal 1962 i Corsi Serali Civici del Comune di Artigianato Artistico sono affidati in gestione alla Fondazione Cova, creata nel 1931. A Rovato (Bs) esiste dal 1876 la Scuola d’Arte e Mestieri F. Richini, del Comune e della Provincia di Brescia, la Scuola d’Arti e Mestieri di Ariano Irpino, quella nuova che sta nascendo a Cosenza grazie all’Assessorato all’Educazione del Comune, la Scuola d’Arti e Mestieri di Lodi con il contributo della Confartigianato, quella che sta nascendo a Trieste con il contributo della Regione Friuli e tante altre ancora che proseguono ed incrementano la loro attività in tutta Italia.

Prof. Marco Castracane,
Associazione Nicola Zabaglia – P.zza S. Paolo alla Regola,43 – 00186 Roma – Mail: ass.zabaglia@libero.it

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