Il contributo di FaròArte al Convegno “Mare Nostrum” alla Grande Moschea di Roma

Locandina-Mare-Nostrum

L’intervento dell’Arch. Dionisio Mariano Magni, presidente di FaròArte, al Convegno sul tema “Mare Nostrum” tenutosi Giovedì 9 Luglio presso la sala eventi del Centro Culturale Islamico, nel prestigioso contesto della Grande Moschea di Roma, promosso dall’Associazione Frattina diretta da Rosanna Guadagnino, in occasione del Vernissage inaugurale della dedicata Mostra di Arte e Artigianato contemporaneo e internazionale.


Mare Nostrum 09-07-2026 - aIntervengo a questo Convegno stimolato sia dal tema “Mare Nostrum“, evocativo delle contaminazioni culturali e creative del mediterraneo, nella storia e nel presente – che dal luogo, per il suo valore fisico e immateriale, anche per contestualizzare la mission propositiva di FaròArte finalizzata alla reale tutela e valorizzazione del “Saper Fare Creativo“.

Arch. Dionisio Mariano Magni, presidente di FaròArte


Oltre 2000 anni fa, i Romani chiamavano il “Mediterraneo” Mare Nostrum (“Mare Nostro”) e Mare Internum (“Mare Interno”).

Il termine MEDITERRANEO, “mare in mezzo alle terre”, si diffonderà dal VII secolo d.C. e lo renderà da allora uno spazio di soglia e confine tra tre continenti, ma anche tra il noto e l’ignoto, tra la vita e la morte, cosa che è ancora oggi per i migranti che tentano con enormi sacrifici e pericoli, spesso culminanti in tragedie, come lo fu spesso anche per marinai e mercanti nell’antichità.

Ed oggi ?

Il nome “Mediterraneo” ha generato due effetti profondi:

 Unità geografica e culturale con l’idea di uno spazio comune a più civiltà, religioni e culture

 Legittimazione dello scambio con la circolazione di idee, tecniche e oggetti tra le tre sponde (Europa, Africa, Asia).

Questa premessa vede al centro il pensiero di attualizzazione del messaggio umanista, che più volte abbiamo evocato come FaròArte, in un “nuovo umanesimo”, con l’obiettivo di presentare la proposta per generare un movimento di re ibridazione contemporanea di tre figure dell’ambito creativo, architetto, designer, artigiano, minacciate nella loro esistenza dalla tecnologia oggi percepita come sostituto del divino e ampliamento capace di creare.

I° PARTE

Il “Mediterraneo” dal Medioevo ha agito come cornice culturale facilitando e accelerando le contaminazioni, la circolazione di persone, beni e scambi culturali generando l’idea di “stile mediterraneo” come stile di incontro.

Nel Medioevo (VIII-XIII sec.) -architettura e artigianato bizantino, romanico e islamico si fondono (Sicilia Normanna, Alhambra di Granada)

Nel Rinascimento (XV-XVI sec.) – Il termine “Mediterraneo” viene usato dagli umanisti, come Flavio Biondo autore della Italia Illustrata, per riscoprire l’unità classica.

Nel Barocco e nel rococò (XVII-XVIII sec.) – si genera un gusto mediterraneo condiviso: L’architettura Barocca siciliana e napoletana la decorazione in plateresco spagnolo e mudéjar islamico (Alcazar di Siviglia), le ceramiche di Caltagirone, i merletti di Burano, i vetri di Murano.

Nell’Ottocento – Il “Mediterraneo” diviene mito estetico con l’Orientalismo e il Grand Tour.

Antoni Gaudì a Barcellona mescola gotico, barocco e elementi islamici reinterpretati come “mediterranei”.

Nel Novecento – Il “Mediterraneo” è visto come laboratorio di modernità, come spazio di incontro e scambio raggiunge il suo apice, architettura, artigianato artistico e design vi ricercano una modernità, contrapposta alla freddezza del prodotto industriale del Nord Europa.

Gio Ponti fondatore di Domus, esalta la “mano mediterranea”,

Ettore Sottsass con le ceramiche si ispira all’artigianato mediterraneo.tra l’artigiano

L’architetto iracheno Sami Mousawi, nella realizzazione del Centro Culturale Islamico e la Grande Moschea di Roma, collaborando con Paolo Portoghesi, interagì con molti maestri artigiani tra cui marocchini ed iracheni imparando da essi e viceversa.

L’inizio del XXI sec. vide il riaffermarsi dell’artigianato ed in particolare di quello artistico come riscoperta del “Saper Fare” e luogo di ricostruzione della dignità del lavoro manuale come valore culturale. e il

Richard Sennett nel libro “L’uomo artigiano” (2008) sostiene che l’architetto dovrebbe recuperare la dimensione artigianale del “fare”, toccando i materiali, capendo i processi di lavorazione, nel pensare come un artigiano per creare opere più radicate nel contesto e nel tempo.

Stefano Micelli nel suo libro “Futuro Artigiano” (2011) afferma che il lavoro artigiano è una delle cifre della cultura e dell’economia italiana e che si dovrebbe tornare a scommettere su di esso, contaminandolo con nuovi saperi tecnologici.

I due saggi, ma non solo essi, disegnavano una prospettiva, ancora oggi chi ha in mano gli strumenti politici ed economici necessari non comprende che è necessario inoltrarvisi per affrontare la crisi che morde ormai tutte le professioni della creatività intellettivo-manuale italiana e non solo.

II° Parte

FaròArte dal 2011 è impegnata nel sensibilizzare l’opinione pubblica a comprendere quanto la crisi dell’artigianato artistico e creativo, sempre più evidente, sia prima che perdita di imprese una disastrosa perdita culturale.

Nel febbraio del 2024 presso la Casa dell’Architettura di Roma, con l’aiuto dell’allora vicepresidente dell’ordine degli architetti di Roma, il collega Francesco Saverio Aymonino, presentammo-alla presenza dell’Assessore alle Attività Produttive nonché vice-Presidente della Regione Lazio, Roberta Angelilli, Confartigianato Imprese Roma e CNA Roma – la proposta di modifica di Legge Regionale n.3 del 2015.

La proposta in quella sede su espressamente apprezzata dall’Assessore Angelilli. Ma dopo oltre due anni è ancora ferma, per sostanziale opposizione delle organizzazioni di categoria.

Mare Nostrum 09-07-2026 - cAvevamo voluto generare un modello normativo di livello regionale scalabile e replicabile in un programma che non prevede l’attesa, visto quanto avanza nella disattenzione dei decisori politici istituzionali.

Considerando il contesto e alcune dichiarazioni di indirizzo politico abbiamo iniziato a pensare di dover intervenire sulla modifica della Legge Quadro Nazionale sull’Artigianato n.443 del 1985, per introdurre la necessaria distinzione tra artigianato artistico e creativo ed artigianato di produzione e servizio, riconoscendo a quello artistico e creativo il valore culturale sganciato da quello di impresa e liberarne le potenzialità di attrazione d’interesse delle nuove generazioni.

La buona notizia è che da alcuni giorni FaròArte ha ricevuto attenzione a livello parlamentare per elaborare una nuova formulazione della legge nazionale per l’artigianato.

Difronte ai cambiamenti mutuati dall’incalzante innovazione tecnologica di espressione capitalistica, i soggetti intermediari di settore trovano opportuno applicare strategie difensive di chiusura, come nel recente caso della applicazione dell’Art.16 della novella Legge n.34/2026, che sanziona con una multa a partire da 25.000 Euro chi, non essendo iscritto all’albo delle imprese artigiane, utilizza i termini “Artigianato” e “Artigianale“.

Al contrario, FaròArte, ritiene strategicamente necessario, nel contesto attuale, aprire, alla creatività, spazi più ampi possibili, per promuovere consapevolezza e resilienza alla penetrazione di modelli Digital-Twin (gemelli digitali) ormai in avanzata fase di addestramento come con i percorsi di addestramento per robot in “Egocentric data”.

Mare Nostrum 09-07-2026 - bFaròArte ritiene che questo obiettivo debba essere perseguito attraverso processi di sperimentazione pratica e costante aggiustamento operativo, che non possono, ovviamente, attendere i tempi lunghi di approvazione ed adozione dei processi burocratici del sistema istituzionale.

FaròArte ritiene che luogo di queste attività, debbano essere degli ArtHub, in cui collaborazione, inclusione e cooperazione possano recuperare la dimensione di un fare che si serva della tecnologia per rimettere al centro l’umano, attraverso attività di co-formazione alla creatività avanzata e non di addestramento al lavoro, oggi peraltro utilizzato come abbiamo visto in ambito robotico.

Per raggiungere questo obiettivo FaròArte apre la partecipazione al progetto a decisori politici, critici d’arte, formatori, docenti, creativi, maestri/e artigiani, architetti, designer, studenti e di tutti coloro che vogliano parteciparvi apportando competenze ma anche e solo disponibilità a fare.

La proposta travalica i confini nazionali Italiani.

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