La sfida delle 4 “C”: Covid, Crisi, Creatività, Cambiamento. Dal progetto “Scuola Nuova” ai banchi auto-prodotti in filiera co-Making

1) il COVID 19 mette in evidenza la CRISI

Ricevo tramite una chat a cui sono iscritto una informazione di estremo ed allarmante interesse:

“Negli Usa le banche tagliano il credito ai clienti. Ecco come si moltiplica l’effetto della crisi”

Il post, a firma di Leoniero Dertona, è sul sito “Scenari Economici.it” con data 31 Luglio 2020.

L’autore descrive, con rara efficacia, quanto sta accadendo agli USA – proprio in questi giorni e proprio a causa dell’effetto del virus in circolazione, purtroppo attualmente molto diffuso negli States – quale maggiore economia mondiale, rappresentando l’immagine di un ascensore che precipita senza più freno d’emergenza.

Non sono un economista, forse è un bene visti i tempi che attraversiamo, ma con essa, come tutti, debbo fare quotidianamente i conti, ogni mattina ed ogni sera.

Sono un architetto, difficile mestiere dappertutto, difficilissimo in Italia, progressivamente sempre meno possibile farlo, scendendo da nord verso sud.

La precaria remuneratività dell’esercizio di questa professione, mi indusse circa 25 anni fa a co-promuovere una iniziativa imprenditoriale e saldare la mia attività di architetto con quella, se si vuole per modernità di collocazione sul mercato, contigua del grafico.

Dal sodalizio con lo Studio Graphos di Fabio Ramazzotti in Albano Laziale e con riferimento ai contatti lavorativi in essere con alcune aziende artigiane, ben strutturate, della provincia di Frosinone, nacquero alcuni progetti. Tra questi voglio parlare di “Scuola Nuova“.

La proposta progettuale era rivolta ad un’azienda che produceva arredi scolastici: un segmento di produzione desueto e con scarsa o quasi nulla concorrenza tra le attività dell’arredo degli anni ’90.

Contemporaneamente, nel mondo della scuola si avvertiva la necessità di una modernizzazione degli spazi didattici e delle dotazioni di strumenti per una didattica più efficace e contestualizzata ai nuovi mezzi di comunicazione.

La mia formazione come architetto negli anni degli studi universitari, più che dall’accademico esercizio professionale, fu estremamente stimolata da esperienze creative e sociali.

Non mi fu mai difficile operare su questi due aspetti, ma costruirci una professione remunerante fu ed è ancora oggi molto difficile. Credo che il mondo della formazione dovrebbe occuparsene seriamente!

Il progetto “Scuola Nuova” proponeva all’azienda individuata di andare verso una visione completamente innovativa del prodotto, del metodo e del processo, introducendo lo studio del Design, l’impiego di materiali eco-compatibili, il riuso ed il riciclo, la customizzazione del bene alle condizioni di impiego e di collocazione ambientale, l’integrabilità con device elettronici connessi in rete sia intranet che internet. Il progetto è rimasto nel mio archivio dal 1995, non lo resi esecutivo perché non si trovò il modo di finanziarne l’avvio: costo meno di dieci milioni di Lire Italiane.

Anche allora cercavo nelle pieghe della “crisi”, il passaggio verso nuove visuali.

Oggi, a livello globale e in piena azione pandemica, per il sistema economico-finanziario, messo a nudo già dal 2007 in tutte le sue debolezze, se ne teme sempre più un crollo rovinoso che a parer di molti esperti potrebbe non aver esempi del passato a cui guardare per cercare vie d’uscita; ma il pessimismo della ragione non sovrasta ancora l’ottimismo della volontà ed è proprio con questa leva che possiamo spostare il peso della crisi dal piatto della rassegnazione a quello delle opportunità.

 2) La CREATIVITA’ per alimentare il CAMBIAMENTO

Se siete arrivati a leggere fin qui, magari pensando che quanto scritto non aggiunge molto a quanto già noto, tranne che la mia auto-dichiarata propensione verso la creatività, suggerisco al lettore di arrivare fino in fondo a questo contenuto.

Il 14 settembre 2020 si riapriranno i portoni delle scuole italiane, tutte, dall’infanzia alle superiori.

L’apertura richiede l’adeguamento degli spazi, fisici e mentali, al “Distanziamento Sociale“. La scuola non è certo il primo soggetto del nostro sistema sociale a misurarsi con questa novità, infatti il calendario scolastico ha fatto si che ne fosse l’ultimo. Sebbene, quindi, esso abbia potuto usufruire di un maggior tempo, le polemiche imperversano.

Certo è una specificità tutta italiana quella di “tagliarsi i testicoli pur di non dar soddisfazione alla moglie”, come dice il proverbio che certifica quanto si possa riuscire ad essere stupidi.

Invece a me interessa cogliere l’occasione per esporre un’idea, una sfida, di cui giudicherà il lettore il valore creativo e potenziale sul piano sociale, economico, educativo, formativo, ecologico, …, che farebbe di questa situazione critica una opportunità economica per rilanciare, nel mondo, la Creatività Italiana, alimentando al contempo un passo utile al cambiamento invocato verso il Nuovo Umanesimo.

Lancio la Sfida !

Se si facesse una call (chiamata) rivolta ad artigiani/e, cassaintegrati, fruitori di reddito di cittadinanza inattivi, ma beninteso tutti capaci di adoperare con destrezza, competenza e in sicurezza, i pochi attrezzi di semplice uso manuale e/o utensile alimentato elettricamente, di cui si potrebbe dotare significativamente ogni plesso scolastico, se si facesse una call (chiamata) ad imprese, anche piccole e piccolissime, che sul territorio facendo rete (sul modello Co-Working di FaròArte) per lavorare semilavorati (metallo, legno e affini, plastiche ecc.), se si facesse una call (chiamata) affinché Scuole e Designers, elaborassero modelli di banchi rispondenti alle esigenze specifiche di ogni scuola ed ergonomicamente rispondenti alle diverse condizioni fisiche degli alunni, seguendo precise linee guida sull’eco-sostenibilità totale del prodotto e regole di economia circolare del processo produzione, uso, riciclo, avremmo sicuramente fatto di questa crisi, nel comparto “scuola”, una grande opportunità di ripresa diffusa dell’economia di ogni territorio – visto che le scuole sono distribuite (o dovrebbero essere), su di esso in modo corrispondente alla densità demografica.

Se inoltre tutto questo si facesse in condivisione operativa tra le aziende esterne, quelle che creano i semilavorati, quelle che li raccolgono quelle che li confezionano in “kit-Banco“, quelle che li trasportano nei plessi scolastici, sarebbe un altro bell’inizio di trasformazione del consueto modo di operare, che invece tuttora si fonda esclusivamente sul principio della concorrenza e non su quello della condivisione che, secondo le più avanzate visioni socio-economiche, è il vero terreno fertile su cui può rinascere nuova economia diffusa e democratica.

Se a tutto ciò si unisse che dal giorno 14 settembre al giorno 30 settembre 2020 in tutte le scuole si svolgesse un’attività inclusiva di formazione degli alunni che auto-assemblano il proprio banco, muniti di tutte le informazioni necessarie in ordine alla sicurezza ed alla operatività e con ogni attività svolta in imitazione, sotto la supervisione e/o l’ausilio degli artigiani/e, cassaintegrati, fruitori di reddito di cittadinanza di cui sopra.

Ipotizzando, inoltre, che molti di questi ultimi potrebbero essere anche genitori o parenti o conoscenti degli alunni che guideranno o controlleranno, insieme al corpo docente e al personale della scuola, avranno messo in pratica una fase importante e concreta del tanto evocato percorso scuola-lavoro, del quale spesso si lamenta la mancata realizzazione, nonché ridato valore al ruolo formativo del docente sia in campo pratico che intellettuale.

Mi piace, infine, pensare che l’alunno che avendo auto-assemblato il banco lo consideri “proprio“, tanto che nel tempo di permanenza nella scuola lo preservi e ne curi la manutenzione, lo restauri se necessario, lo smonti nelle parti componenti per il riciclo delle stesse in materia prima e seconda, comprendendo così il valore, attraverso la pratica, di reali processi di economia circolare, insieme ad una pragmatica valorizzazione del bene comune.

“Lasciatemi sognare con una matita in mano, lasciate creare … io sono un Italiano”.

Arch. Dionisio Mariano Magni, presidente di FaròArte

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