Università e Nobil Collegio degli Orefici Argentieri Gioiellieri dell’Alma Città di Roma

L’arte orafa tramandata sotto l’ombra dello Stato dei Papi sino oggi: intervista con Corrado di Giacomo, Camerlengo del Nobil Collegio degli Orafi.

Se amate i gioielli e amate Roma, allora dovete andare a visitare l’Università e Nobil Collegio degli Orefici Argentieri Gioiellieri dell’Alma Città di Roma in via S. Eligio, nell’unica chiesa disegnata dal grande Raffaello Sanzio. E se non trovate subito il campanello per entrare non dovete preoccuparvi, infatti la sede è proprio nella chiesa. Il Nobil Collegio è stato fondato nello Stato Pontificio ed era una sua istituzione, quindi era naturale che proprio una chiesa fosse la sua sede istituzionale.

A Sant’Eligio abbiamo incontrato Corrado di Giacomo ossia il Camerlengo, il nome storico con il quale si designa il presidente del Collegio, che ci ha introdotto all’archivio storico. Abbiamo potuto vedere e sentire il passato e per un attimo siamo entrati nelle “botteghe” dei grandi maestri come Benvenuto Cellini.

Corrado, cosa si prova a rappresentare una istituzione così storica?

E’ un onere e un onore, significa preservare e far crescere una cultura che accompagna l’uomo da sempre. L’Università e Nobil Collegio degli Orefici nasce come sodalizio tra maestri artigiani, allo scopo di conservare e tutelare nel tempo l’antica e preziosa arte e la cultura dell’oreficeria e dell’argenteria. Per questo da secoli svolgiamo attività di animazione culturale come conferenze, corsi, premi, rivolti, con una particolare attenzione ai giovani che un domani dovranno prendere il nostro testimone.

Il nostro archivio è parte di questa cultura ed è possibile visitarlo concordando un appuntamento con il console conservatore. Entrare a contatto con gli antichi manoscritti è una esperienza unica, particolarmente per gli americani che spesso mostrano un rispetto assoluto per tutto ciò che risale a prima della scoperta dell’America nel 1492 e non osano sfiorare le pagine. Assistere a queste scene mi riempie di orgoglio per il ruolo che ancora svolgiamo attivamente per la categoria degli orafi e da un senso nuovo alla nostra istituzione.

Dove arrivano le vostre radici, quanto lontano arrivano nel tempo?

La nostra storia è in realtà ancora più antica: siamo l’erede delle antiche corporazioni d’arte che affondano le proprie origini in epoca romana. Infatti, la fondazione delle corporazioni – o meglio dei Collegia – risale a Numa Pompilio uno dei primi sette re di Roma. Quella degli orafi, chiamati prima aurarius faber ed in seguito aurifex, è tra le più antiche.

L’Università degli Orefici, Ferrari e Sellari è la VI Corporazione e aveva originariamente sede presso la Chiesa di S. Salvatore alle Coppelle, eretta nel 1196 sotto il Pontificato di Celestino II. Un regolamento scritto della nostra attività si trova già negli statuti di Roma del 1358, in cui si stabiliva che l’argento dovesse avere un “punzone” di garanzia e, quindi, l’autorità papale necessitava di una organizzazione di controllo dei punzoni.

Nel 1404, la VI Corporazione si scisse nelle tre Arti ed ebbero origine le confraternite autonome, che continuarono ad avere come vincolo il Santo protettore Sant’Eligio Vescovo di Nojon e la sede. Solo alla fine del XV secolo gli Orefici decisero di fondare una propria corporazione indipendente dalle altre anche nella sede.

A due passi dal Tevere e nella zona più bella di Roma: anche la storia della vostra sede merita di essere ascoltata.

Il 13 giugno 1508, la Corporazione degli Orefici acquista un terreno nel rione Regola, vicino al Tevere e inoltra al Papa la richiesta di edificare una nuova chiesa da dedicare a Sant’Eligio come sede della Corporazione.

L’autorizzazione alla costruzione venne concessa il 20 giugno 1509 da Giulio II con bolla papale. Il progetto della chiesa fu affidato a Raffaello il quale, pur con l’influenza del Bramante suo maestro, impresse all’edificio il suo genio e fece della piccola costruzione un gioiello da tramandare ai posteri. L’undici novembre 1516 venne commissionata a Sebastiano da Como, muratore, la costruzione della nuova chiesa. Oggi ci troviamo ancora in quella chiesa e la nostra sede non è mai cambiata durante tutti questi secoli.

Quanti Camerlenghi si sono susseguiti e come ci si sente a guidare una istituzione con radici così profonde nella storia?

Negli anni, ma direi nei secoli, si sono avvicendati all’incirca 250 Camerlenghi. Personalmente, vivo questa carica con molto orgoglio, ma allo stesso tempo con grande responsabilità: cerco di lavorare, sempre, mantenendo salde le fondamenta di questo antico e nobile sodalizio, con un occhio vigile verso il futuro e con grande attenzione per le nuove generazioni.

Passato e futuro: vede nel Collegio un ruolo “attuale” nella diffusione dell’arte orafa?

Certamente, il nostro sodalizio nasce per tutelare questa antica arte ma, contemporaneamente continuiamo a vivere proprio perché quest’arte non vada persa. Oggi più che mai sono convinto che l’artigianato ha un ruolo attivo nella società e possa essere il volano per una completa affermazione del made in Italy nel mondo. In questo siamo maestri e non dobbiamo dimenticarlo!

intervista a cura di Dionisio Mariano Magni

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